Economia di mercato/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale – Bollati Borighieri (2013)

Una semplice considerazione: la politica dei centri commerciali e delle societa’ che abbassano i prezzi conducono parallelamente a una riduzione delle paghe dei loro lavoratori.
Il modello del low cost soddisfa i portafogli delle classi meno agiate, ma contestualmente e’ funzionale a creare queste fasce di popolazione di basso, se non bassissimo, reddito […]
La compressione dei prezzi e dei costi ha ricadute sociali enormi e alla fine impoverisce individui, famiglie e comunita’. Lo stile di vita di intere generazioni slitta dalla decenza alla mera sopravvivenza, con un potere d’acquisto che viene eroso giorno dopo giorno: questa e’ l’insidia che nasconde la «walmartizzazione» dell’economia. All’orizzonte si profila la nascita di una nuova servitu’ della gleba, moderna, che cresce all’ombra dei grattacieli e delle corporation.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Economia di mercato/Giovannini

Enrico Giovannini – L’utopia sostenibile – Laterza (2018)

Il futuro del lavoro e’ uno dei grandi dibattiti della nostra epoca.
Non c’e’ dubbio che l’accelerazione del progresso tecnologico sia destinata a distruggere moltissimi posti di lavoro, obbligando le persone a riqualificarsi per altre mansioni nel corso della loro vita.
Sulle dimensioni di questo “terremoto del lavoro” gli esperti discutono molto […]
Il concetto stesso di lavoro e la sua ripartizione tra le diverse fasce di popolazione potrebbero richiedere una profonda modificazione dei tempi delle prestazioni e della sua organizzazione, con il possibile diffondersi di diverse forme di part-time, di alternanza tra lavoro e formazione, di nuove e piu’ flessibili forme organizzative.
Parallelamente, i pubblici poteri dovranno farsi carico di un maggiore impegno in termini di formazione continua e ammortizzatori sociali e alcuni esperti ritengono che le societa’ saranno costrette ad andare verso forme di reddito minimo garantito, anche se non dobbiamo dimenticare che il lavoro non e’ solo remunerazione, ma anche status nella societa’, interazione con le altre persone e (per molti, anche se non per tutti) soddisfazione nell’impiego del proprio tempo.

Info:
https://www.letture.org/l-utopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.pandorarivista.it/articoli/lutopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.avvenire.it/economia/pagine/sviluppo-sostenibile-nella-carta-litalia-in-ritardo-sullagenda
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858130766

Economia di mercato/Tirole

Jean Tirole – Economia del bene comune – Mondadori (2017)

Dopo il clamoroso fallimento economico, culturale, sociale e ambientale delle economie pianificate, dopo la caduta del Muro di Berlino e la mutazione economica della Cina, l’economia di mercato e’ diventata il modello dominante, se non esclusivo, di organizzazione delle nostre societa’.
Anche nel «mondo libero», il potere politico ha perso influenza a beneficio sia del mercato sia di nuovi attori. Le privatizzazioni, l’apertura alla concorrenza, la globalizzazione, il ricorso sempre piu’ sistematico alle aste nell’assegnazione delle opere pubbliche restringono il margine d’intervento statale, per il quale l’apparato giudiziario e le autorita’ indipendenti di regolamentazione, organi estranei al primato della politica, sono diventati attori imprescindibili.

Info:
https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-05-27/incentivi-bene-comune—193337.shtml?uuid=AEhxGePB&refresh_ce=1
https://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/03/jean-tirole-trump-ha-ucciso-laccordo-sul-clima-e-la-prova-che-non-funz/34473/

Economia di mercato/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – L’euro. ome una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa – Einaudi (2017)

Valori che vanno oltre l’economia:
a) l’economia dovrebbe essere un mezzo per raggiungere un fine, e cioe’ migliorare il benessere dei singoli e della societa’;
b) il benessere dei singoli dipende non solo da una concezione standard del Pil, benche’ questa sia stata ampliata e includa oggi la sicurezza economica, ma da un sistema di valori molto piu’ ampio che comprende la solidarieta’ e la coesione sociale, la fiducia nelle nostre istituzioni sociopolitiche e la partecipazione democratica;
c) essendo nato per migliorare i risultati economici e consolidare la coesione politica e sociale in Europa, l’euro doveva essere un mezzo per raggiungere un fine, e non un fine in se.

Info:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/stiglitz-e-possibile-salvare-l-euro/
https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-07-06/stiglitz-italexit-e-l-ultima-spiaggia-l-italia-e-meglio-restare-ma-l-euro-va-riformato-154718.shtml?uuid=AEpvLEIF&refresh_ce=1
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/stiglitz-39-39-39-italia-sufficientemente-grande-ha-176313.htm

Economia di mercato/Klein

Naomi Klein – No logo – BUR (2010)

Il chiodo fisso dei costruttori di megastore e’ «creare una destinazione». Non si tratta infatti di realizzare strutture per il semplice shopping: questi centri sono in realta’ luoghi da visitare, spesso meta di veri e propri pellegrinaggi rituali da parte dei turisti […]
La tremenda ironia di questi surrogati e’ che si stanno dimostrando estremamente competitivi rispetto alle loro controparti autentiche: i veri centri cittadini.

Info:
https://www.anobii.com/books/No_Logo/9788884900074/017732114b39814fc1
http://www.musil.it/letture/NoLogo/NoLogo-recensione.htm

Economia di mercato/Bauman

Zygmunt Bauman – Capitalismo parassitario – Laterza (2009)

Il consumismo di oggi non consiste nell’accumulare oggetti, ma nel goderne una tantum.
Perche’ dunque il «pacchetto di conoscenze» acquisito a scuola o all’universita’ dovrebbe essere esentato da tale regola universale?
Nel vortice del cambiamento e’ molto piu’ attraente la conoscenza adatta all’utilizzo immediato e una tantum […] Nel nostro mondo volatile di cambiamenti istantanei ed erratici, le abitudini consolidate, gli schemi cognitivi solidi e le preferenze di valore stabili – obiettivi ultimi dell’istruzione ortodossa – diventano handicap […]
Vivere in un mondo in cui le regole cambiano durante la partita e una regola non rimane quasi mai valida piu’ del tempo necessario a impararla e memorizzarla.
I tassi di successo ottenuti con le risposte apprese ed esercitate in condizioni di routine si riducono rapidamente; lo slogan di oggi e’ «flessibilita’». La capacita’ di abbandonare rapidamente le abitudini correnti diventa piu’ importante del saperne apprendere di nuove.

Info:
https://www.anobii.com/books/Capitalismo_parassitario/9788842090984/01abb5bcf2e0394500
http://www.quilibri.eu/ledera-infestante-del-capitalismo-moderno-la-lucida-analisi-di-zygmunt-bauman/

Economia di mercato/Tirole

Jean Tirole – Economia del bene comune – Mondadori (2017)

Per tornare alla questione della disuguaglianza, il modo giusto di porre il problema non e’ quello di chiedersi se ci saranno ancora posti di lavoro. Il problema vero e’ sapere se ci saranno abbastanza posti retribuiti da compensi che la societa’ considerera’ dignitosi.
Difficile fare previsioni.
Da un lato, le disuguaglianze salariali potrebbero suggerire una risposta negativa alla domanda. Dall’altro, le persone, in larga maggioranza, intendono essere utili alla societa’, e il lavoro, retribuito o meno (come quello nel settore del volontariato), e’ un modo per raggiungere l’obiettivo.
Non solo, […] “noi cerchiamo il legame con gli altri”. E l’impiego e’ per noi un modo per costruire un tessuto sociale.

Info:
https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-05-27/incentivi-bene-comune—193337.shtml?uuid=AEhxGePB&refresh_ce=1
https://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/03/jean-tirole-trump-ha-ucciso-laccordo-sul-clima-e-la-prova-che-non-funz/34473/

Economia di mercato/Silver

Beverly J. Silver – Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870 – Bruno Mondadori (2008)

In questo momento, si svolge un intenso dibattito intorno alla questione se  ci sia stata, e in che misura, un’erosione effettiva della sovranita’ statale. Molti considerano il progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro come il risultato di un conflitto politico, piuttosto che di un processo economico globale e inesorabile che mina la sovranita’ statale.
Adottando questa prospettiva, la retorica che circonda la globalizzazione – specialmente il famoso motto di Margaret Thatcher «There Is No Alternative» (TINA) – e’ una strategia creata appositamente per proteggere governi e grandi aziende, scaricandoli da ogni responsabilita’ riguardo alle politiche attuate allo scopo di favorire una redistribuzione di ricchezza dal lavoro al capitale.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_forze_del_lavoro/9788861592117/013ceb1c2bb826dec4
https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/lavoratori-di-tutto-il-mondo-intervista-a-beverly-silver-parte-i

Economia di mercato/Chang

Ha-Joon Chang – Economia Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

La scuola classica: In poche parole: Il mercato tiene sul chi vive i produttori grazie alla concorrenza, percio’ lasciamolo stare […]
La scuola neoclassica: In poche parole: Le persone sanno quel che fanno, percio’ lasciatele stare, tranne quando il mercato va male […]
La scuola neoclassica ha ereditato e sviluppato due idee fondamentali di quella classica. La prima e’ che gli attori economici sono guidati dall’egoismo, ma la concorrenza sul mercato garantisce che le loro azioni producano nel complesso un risultato positivo per la societa’. La seconda e’ che i mercati si equilibrano da soli. In conclusione, come nell’economia classica, il capitalismo – o meglio, l’economia di mercato, come i neoclassici preferiscono chiamarlo – e’ un sistema sul quale e’ meglio evitare di intervenire, perche’ tende gia’ da se’ all’equilibrio […]
La scuola marxista: In poche parole: Il capitalismo e’ un veicolo potente per il progresso economico, ma e’ destinato a soccombere, perche’ la proprieta’ privata sara’ d’ostacolo a ogni ulteriore progresso […]
La scuola marxista adotto’ la teoria del valore-lavoro, esplicitamente rifiutata da quella neoclassica, e si concentro’ inoltre sulla produzione, mentre per la scuola neoclassica i punti chiave erano il consumo e lo scambio. I marxisti concepivano un’economia fatta di classi anziche’ di individui: un’altra idea chiave della scuola classica rifiutata dai neoclassici […]
La tradizione sviluppista: In poche parole: Se le economie arretrate lasciano fare tutto ai mercati, non possono svilupparsi […]
Il suo punto debole fondamentale, vale a dire il suo eclettismo, puo’ diventare in realta’ un punto di forza […] Il successo del singolare mix di politiche socialiste e libero mercato messo in atto da Singapore, [ad esempio] avvalora questa tesi. Inoltre, l’impressionante curriculum della corrente sviluppista nella promozione di cambiamenti effettivi a livello mondiale ci dice che questo approccio e’ molto piu’ valido di quel che sembra
La scuola austriaca: In poche parole: Nessuno ne sa abbastanza, percio’ lasciate in pace la gente […]
Oggi la scuola austriaca fa parte della stessa corrente, caratterizzata dal laissez-faire, cui appartengono gli esponenti della scuola neoclassica pro libero mercato (oggi in maggioranza), arrivando a conclusioni simili, se non addirittura piu’ estreme, sulle politiche da adottare. Tuttavia, dal punto di vista metodologico e’ molto diversa dalla scuola neoclassica.[…] La scuola austriaca sostiene anche che il mondo e’ estremamente complesso e incerto […] Pertanto, gli economisti della scuola austriaca sostengono che il libero mercato sia il miglior sistema economico non perche’ siamo perfettamente razionali e sappiamo tutto (o almeno possiamo sapere tutto cio’ che ci occorre), come sostengono le teorie neoclassiche, ma proprio perche’ non siamo molto razionali e tantissime cose di questo mondo sono per loro natura «inconoscibili» […]
La scuola (neo)schumpeteriana: In poche parole: Il capitalismo e’ un potente veicolo di progresso economico, ma e’ destinato ad atrofizzarsi mano a mano che le aziende diventeranno piu’ grandi e burocratizzate […]
[Schumpeter] sosteneva infatti che il capitalismo si evolvesse attraverso le innovazioni degli imprenditori, cioe’ la creazione di nuove tecnologie produttive, nuovi prodotti e nuovi mercati. Le innovazioni consentono agli imprenditori di successo di godere del monopolio temporaneo nei rispettivi mercati […] Questa concorrenza stimolata dalle innovazioni tecnologiche e’ molto piu’ potente e importante della concorrenza sui prezzi neoclassica, nella quale i produttori cercano di battersi l’un l’altro vendendo a prezzi piu’ bassi e aumentando l’efficienza nell’uso di tecnologie date. Per Schumpeter «questo tipo di concorrenza», quello basato sull’innovazione, e’ «molto piu’ efficace dell’altro […]
La scuola keynesiana: In poche parole: Cio’ che e’ positivo per i singoli potrebbe non esserlo per l’intera economia […] Keynes fu probabilmente il piu’ grande economista del XX secolo e ridefini’ la materia inventando la macroeconomia, cioe’ quella branca della nostra materia che analizza l’intera economia come un tutto ben diverso dalla somme delle sue parti. […] La teoria macroeconomica keynesiana si basa sul riconoscimento del fatto che la distinzione strutturale fra risparmiatori e investitori emersa alla fine del XIX secolo ha reso piu’ difficile uguagliare risparmi e investimenti e, dunque, raggiungere il pieno impiego. Inoltre la teoria sottolinea giustamente il ruolo chiave svolto dalla finanza nel capitalismo moderno […]
La scuola istituzionalista, […] In poche parole: Gli individui sono il prodotto della societa’ in cui vivono, sebbene ne possano cambiare le regole […] La razionalita’ umana non puo’ essere considerata atemporale in quanto viene modellata dall’ambiente sociale che e’ dato dalle istituzioni (per esempio leggi e regolamenti aziendali) e regole informali (per esempio convenzioni sociali, prassi nelle trattative d’affari) che circondano il singolo individuo […] Le istituzioni non solo influiscono sul modo in cui si comportano le persone, ma le cambiano e, a loro volta, le persone cambiano le istituzioni […]
La scuola comportamentale: In poche parole: Non siamo abbastanza intelligenti, percio’ dobbiamo limitare scientemente la nostra liberta’ di scelta attraverso le regole […]
Rifiutando il principale presupposto della scuola neoclassica, secondo il quale gli individui agiscono sempre in modo razionale ed egoistico. La teoria comportamentale ricomprende nel proprio campo d’indagine anche lo studio delle istituzioni e delle organizzazioni economiche: per esempio, cerca di capire come organizzare al meglio un’azienda o come architettare le norme finanziarie, dimostrando cosi’ un’affinita’ con la scuola istituzionalista, con la quale condivide anche alcuni membri […] Il limite principale dei nostri processi decisionali non e’ la mancanza di informazioni, ma la nostra limitata capacita’ di processare quelle che gia’ abbiamo. Poche’ abbiamo una razionalita’ limitata […] costruiamo delle “scorciatoie” di pensiero che ci permettono di risparmiare energie mentali. Si tratta delle euristiche (o pensiero intuitivo) che possono assumere forme diverse: regole empiriche, decisioni basate sul buon senso o su pareri di esperti. […]

Info:
http://giustiziaintergenerazionale.it/tag/ha-joon-chang/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/critica-dell%E2%80%99espertocrazia-economica/?printpage=undefined