Economia di mercato/Cottarelli

Carlo Cottarelli – I sette peccati capitali – Feltrinelli (2018)

[Primo] la corruzione danneggia il meccanismo della concorrenza che e’ fondamentale per un’economia di mercato: emergono non le imprese più efficienti, ma quelle che corrompono di piu’.
Secondo, la corruzione distorce la spesa pubblica: vanno avanti non i progetti prioritari, ma quelli che convogliano piu’ tangenti.
Terzo, i controlli che la lotta alla corruzione rende necessari finiscono per aumentare la burocrazia e danneggiano le imprese, soprattutto le piccole e medie che hanno meno risorse da spendere in adempimenti burocratici.

Info:
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/i-sette-peccati-capitali-dell-economia-italiana/
http://www.opinione.it/economia/2018/03/28/maurizio-bonanni_carlo-cottarelli-libro-i-sette-peccati-capitali-economia-italiana-feltrinelli/

Economia di mercato/Mathieu

Vittorio Mathieu – Filosofia del denaro. Dopo la morte di Keynes – Armando (1985)

[Se] riprendiamo il concetto di ricchezza come capacita’ di ottenere prestazioni, l’ufficio del denaro nel conservarla risultera’ comprensibile, e il modo di farlo piu’ chiaro.
La ricchezza non e’, essenzialmente, la disponibilita’ fisica di beni scarsi, bensi’ un rapporto con altri uomini conferito dal possesso di denaro grazie a cui la disponibilita’ di beni puo’ realizzarsi […]
La ricchezza economica, dunque (che non e’ l’unica forma di ricchezza) e’ una capacita’ di far lavorare altri su uno specifico fondamento, che e’ la “convenienza”. Per questo presuppone un bisogno (i beni devono essere “scarsi”) che induca a riconoscere quella convenienza.
Non cosi’ i beni non scarsi. Questi sottraggono bensi’, grazie alla loro utilita’ diretta, il proprietario all’indigenza, ma non inducono altri a lavorare per lui e quindi […] non costituiscono ricchezza.
A far lavorare gli altri servono solo, per via indiretta, i beni scarsi, perche’ sono appetiti a causa della loro scarsita’.

Economia di mercato/Jacobs

Michael Jacobs, Mariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

Un ripensamento del capitalismo in questi termini poggia su tre intuizioni fondamentali […] La prima è che abbiamo bisogno di una descrizione più ricca dei mercati e delle imprese al loro interno […]
I mercati vanno concepiti come risultati di interazioni tra operatori economici e istituzioni, sia pubbliche che private. Questi risultati dipenderanno dalla natura degli operatori (per esempio le varie strutture di gestione delle imprese), dalle loro dotazioni e motivazioni, dai vincoli imposti dal corpus legislativo e normativo e dai contesti culturali e dalla natura specifica delle transazioni che vi si svolgono […] Negli ultimi trent’anni, la visione ortodossa che sostiene che la massimizzazione del valore per l’azionista produce la maggiore crescita economica possibile ha assunto un ruolo dominante nella teoria e nella pratica dell’attività imprenditoriale, in particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna […] In Germania, in Scandinavia e in Giappone, per esempio, le aziende sono strutturate, sia con riguardo al diritto societario sia con riguardo alla cultura aziendale, come istituzioni che rendono conto a un più vasto numero di stakeholders (dipendenti compresi), con la produzione e la redditività di lungo termine quale missione primaria. Sono capitaliste anch’esse, ma si comportano in modo diverso […]
La seconda intuizione fondamentale è che la forza trainante della crescita economica e dello sviluppo sono gli investimenti, sia pubblici che privati, nell’innovazione tecnologica e organizzativa. La diffusione di queste innovazioni nell’economia influenza non soltanto i modelli di produzione, ma anche i modelli di distribuzione e di consumo. Negli ultimi duecento anni è stata la fonte primaria di miglioramenti della produttività, e dei conseguenti aumenti del tenore di vita […] Il riconoscimento del ruolo del settore pubblico nel processo di innovazione è strettamente attinente alla terza intuizione fondamentale, e cioè che la creazione di valore economico è un processo collettivo.
Le imprese non creano ricchezza da sole: nessuna azienda oggi può operare senza i servizi fondamentali forniti dallo Stato: scuole e università, servizi sanitari e sociali, case popolari, previdenza sociale, polizia e difesa, infrastrutture fondamentali come i sistemi di trasporto, le reti energetiche e idriche e i sistemi di smaltimento dei rifiuti. Questi servizi, il livello di risorse di cui dispongono e il tipo di investimenti che vengono effettuati in essi, sono cruciali per la produttività delle imprese private. Non è vero che il settore privato «crea ricchezza» mentre i servizi pubblici finanziati dai contribuenti la «consumano». Lo Stato non si limita a «regolare» l’attività economica privata: il Pil è coprodotto”

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12017-lorenzo-cattani-note-su-ripensare-il-capitalismo-di-m-mazzucato-e-m-jacobs.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127445

Economia di mercato/Giovannini

Enrico Giovannini – L’utopia sostenibile – Laterza (2018)

Nell’Antropocene, cioè nell’era in cui attualmente viviamo, la prospettiva si è rovesciata: è l’uomo, con i suoi comportamenti, a determinare lo stato e l’evoluzione dell’intero Pianeta ed è quindi l’uomo a doversi assumere la responsabilità globale di “gestire il mondo” […]
Già nel 1987 […] il Rapporto Brundtland individuava nell’ambiente, nell’economia, nelle istituzioni e nelle questioni sociali i quattro pilastri su cui si fonda il concetto di sostenibilità. Eppure per molto tempo gran parte delle persone ha interpretato la sostenibilità come un problema esclusivamente legato alle questioni ambientali. Si è trattato, purtroppo, di un gravissimo errore concettuale, con drammatiche conseguenze sulle politiche economiche e sociali condotte in tutto il mondo, e non certo perché la questione ambientale non sia vitale per la sopravvivenza del genere umano.

Info:
https://www.letture.org/l-utopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.pandorarivista.it/articoli/lutopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.avvenire.it/economia/pagine/sviluppo-sostenibile-nella-carta-litalia-in-ritardo-sullagenda

Economia di mercato/ Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla – Einaudi (2016)

La prova definitiva che ha smontato quest’idea tutta repubblicana dell’economia a cascata e’ stata offerta inaspettatamente da un’amministrazione democratica. L’approccio «prima le banche» voluto dal presidente Barack Obama per salvare la nazione da un’altra Grande depressione sosteneva che dando soldi alle banche (invece che ai proprietari di casa che erano stati depredati da quelle stesse istituzioni) l’economia si sarebbe salvata. Il governo riverso’ miliardi in istituti che avevano portato il paese sull’orlo della rovina,senza definire i termini della restituzione. Quando il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale procedono a un salvataggio, quasi sempre impongono determinate condizioni per assicurarsi che i soldi vengano impiegati nel modo previsto. Ma in questo caso il governo espresse semplicemente la speranza che le banche mantenessero attiva la linea del credito, linfa vitale dell’economia. E cosi’ le banche strinsero i cordoni della borsa, pagando bonus immensi ai loro manager benche’ questi le avessero quasi rovinate. Anche allora, sapevamo che gran parte dei profitti delle banche proveniva non da una maggiore efficienza dell’economia, ma da pratiche di sfruttamento fondate sul prestito predatorio, abusi sulle carte di credito e tariffe monopolistiche. La piena entita’ dei loro misfatti – per esempio la manipolazione illegale dei tassi di interesse chiave e dei tassi di cambio esteri, che ha danneggiato derivati e mutui per centinaia di migliaia di miliardi di dollari – stava soltanto iniziando a venire alla luce.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_grande_frattura/9788806226855/01612546eb4c023d52
https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-30/la-disuguaglianza-divide-mondo-103340.shtml?uuid=ABnHMRpD
https://palomarblog.wordpress.com/2016/03/06/stiglitz-la-grande-frattura/

 

 

Economia di mercato/Harvey

David Harvey – La crisi della modernita’ – ilSaggiatore (2010)

La merce e’ […] “una cosa misteriosa” perche’ incarna simultaneamente un valore d’uso (soddisfa un particolare bisogno) e un valore di scambio (posso usarla come mezzo di baratto per procurarmi altre merci).
Questa dualita’ rende la merce sempre ambigua per noi. Dobbiamo consumarla o scambiarla?
Ma poiche’ proliferano i rapporti di scambio e si formano i mercati che determinano i prezzi, una merce tipicamente si cristallizza sotto forma di denaro. Con il denaro il mistero della merce assume un altro aspetto, perche’ il valore d’uso del denaro e’ il fatto che esso rappresenta il mondo del lavoro sociale e del valore di scambio.
Il denaro […] diventa il mezzo con cui noi tipicamente confrontiamo e misuriamo, sia prima che dopo lo scambio, il valore di tutte le merci.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_crisi_della_modernit%C3%A0/9788851520366/012ddde8b392d53a07
http://www.leparoleelecose.it/?p=10178

Economia di mercato/ Khanna

Parag Khanna – La rinascita delle citta’ stato – Fazi (2017)

E’ di moda parlare del prossimo “collasso del capitalismo” di fronte alle crescenti diseguaglianze e al degrado ambientale. L’idea potrebbe avere un senso, se non fosse che ogni singolo paese del mondo e’ diventato capitalista. La verita’ e’ che il dibattito non e’ tanto a monte – se dobbiamo avere o meno un’economia di mercato – quanto a valle, all’interno del capitalismo, e riguarda quale modello debba essere considerato superiore, se quello completamente privato, o quello cooperativo, quello statale o, infine, qualche ibrido fra questi.
Tutti i paesi oggi competono nello stesso mercato globale, nel quale cercano il proprio vantaggio comparato attraverso le politiche industriali (sussidi e protezione pubblica per le aziende “di interesse nazionale”), la manipolazione della valuta per facilitare l’export o il rafforzamento del ruolo delle agenzie di credito all’esportazione […] per conquistare posizioni all’estero.

Info:
https://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2017/12/15/news/recensione-la-rinascita-delle-citta-stato-parag-khanna-una-fogliata-di-libri-169078/
https://eastwest.eu/it/cultura/parag-khanna-intervista-governo-stato-democrazia

Economia di mercato/Klein

Naomi Klein – No logo – BUR (2010)

E’ questo il vero significato dei marchi-stile-di-vita: ci si puo’ trascorrere l’intera esistenza. E’ questo il concetto chiave per comprendere non solo la sinergia ma anche il groviglio indistinto di legami tra settori e industrie.
La vendita al dettaglio invade il settore dell’intrattenimento, l’intrattenimento sconfina nelle vendite al dettaglio. Societa’ di contenuti (come le case cinematografiche e editoriali) saltano sul carro della distribuzione; le reti di distribuzione e servizi (come le societa’ telefoniche o Internet) entrano nei settori produttori di contenuti. Nel frattempo, i divi stanno passando di prepotenza alla produzione, distribuzione, e, naturalmente, vendita al dettaglio.

info:
https://www.anobii.com/books/No_Logo/9788884900074/017732114b39814fc1
http://www.musil.it/letture/NoLogo/NoLogo-recensione.htm

 

Economia di mercato/Akerlof

George A. Akerlof, Robert Shiller – Ci prendono per fessi. L’economia della manipolazione e dell’inganno – Mondadori (2016)

Possiamo pensare la nostra vita economica come se ciascuno di noi, quando si reca a fare acquisti o e’ chiamato a prendere decisioni economiche, avesse una «scimmia sulla spalla»: questa scimmia rappresenta le nostre debolezze, che gli operatori di mercato hanno imparato a sfruttare da tempo immemorabile. A causa di tali debolezze molte delle nostre scelte hanno ben poco a che fare con cio’ che «vogliamo davvero», o, per dirla in altro modo, con cio’ che ci fa bene. Noi siamo perlopiu’ inconsapevoli della scimmia sulla spalla. Cosi’, in assenza di freni al mercato, ci ritroviamo in un equilibrio economico in cui a dirigere la musica sono le scimmie sulla spalla […]
Siamo raggirabili perche’ vogliamo ricambiare i doni e i favori ricevuti, perche’ vogliamo essere gentili con le persone che ci piacciono, perche’ non vogliamo disobbedire all’autorita’, perche’ tendiamo a seguire gli altri sui comportamenti da assumere, perche’ vogliamo che le nostre decisioni abbiano un’intrinseca coerenza, e perche’ non vogliamo rimetterci […]
[Ma a] ciascuna di queste inclinazioni corrisponde una serie di comuni espedienti commerciali.

info:
https://www.anobii.com/books/Ci_prendono_per_fessi/9788804663225/01420d2b6780d8a289