Europa/Balibar

Étienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

La «crisi greca», con tutto cio’ che rivela, continua a essere una delle cause principali della paralisi della societa’ e dell’economia europee, malgrado l’apparente sproporzione tra le dimensioni della Grecia e quelle dell’Europa nel suo insieme. E’ vero che il governo Tsipras, dopo essere stato costretto a subire il diktat europeo del luglio 2015, oggi applica docilmente le istruzioni della troika in fatto di compressione dei salari e delle pensioni, di disciplina di bilancio e di privatizzazioni, anche se tenta di fare in modo che questa politica di austerita’ e di espropriazione della ricchezza nazionale risulti meno ingiusta possibile nei confronti della parte piu’ stremata della popolazione. Tuttavia, questa politica non ha in nessun modo l’effetto di rilanciare l’economia della Grecia (e in realta’ non e’ neppure il suo obiettivo), ma sta facendo sprofondare il Paese in una grave recessione: il prodotto interno lordo e’ sceso a un livello di gran lunga inferiore a quello di prima dell’inizio della crisi (2008), la disoccupazione (soprattutto giovanile) rimane altissima e la percentuale della popolazione che vive al di sotto della soglia di poverta’ aumenta continuamente. Non bisogna dimenticare che la troika continua a rifiutare (o a rinviare a un futuro indeterminato) la ristrutturazione del debito pubblico greco, richiesto con insistenza dal FMI stesso, e che i crediti promessi, versati con il contagocce, non vanno a finanziare nessun programma di risanamento nazionale, ma vengono assorbiti quasi interamente dal pagamento degli interessi o dai rimborsi di prestiti pregressi – cioe’ sono recuperati dal sistema finanziario. In parole povere, i contribuenti europei, se pagano direttamente o indirettamente per questi crediti, non fanno altro che sovvenzionare le banche. La domanda che si pone allora e’: che rapporto c’e’ tra questa strategia distruttiva (di cui ho detto che si avvicinava a una «vendetta» politica prolungata) e le prospettive deprimenti dell’economia europea nel suo insieme, che accentuano il suo ritardo nella congiuntura mondiale?

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.sinistrainrete.info/politica/9646-etienne-balibar-populismo-e-contro-populismo-nello-specchio-americano.html

Europa/Mounk

Yascha Mounk – Popolo vs. Democrazia Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale – Feltrinelli (2018)

L’“autorita’ indipendente” piu’ potente al mondo e’ forse la Commissione europea. Nella maggior parte dei paesi, il potere della burocrazia e’ in qualche modo limitato dalla presenza di un capo di governo forte, da un lato, e dall’energia di un’assemblea legislativa che ha il sostegno concreto dei cittadini comuni, dall’altro.
Nell’Unione Europea, invece, le priorita’ politiche generali vengono stabilite nel corso di un vertice dei capi di governo degli stati membri che si incontrano solo poche volte all’anno. Dal canto suo l’assemblea legislativa si forma in una competizione elettorale che vede una scarsa affluenza alle urne e che gli elettori considerano per lo piu’ come un’occasione per protestare contro i governi nazionali, in parte perche’ i poteri del parlamento europeo sono comunque molto ristretti.
Di conseguenza la Commissione, un’organizzazione di burocrati di carriera, e’ storicamente il motore della maggior parte delle attivita’ dell’Unione: e’ la Commissione a proporre, stilare e implementare molti degli atti legislativi europei.

Info:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/12/yascha-mounk-il-populismo-fa-paura-ma-nel-lungo-periodo-la-democrazia-/38075/
https://www.ilfoglio.it/politica/2018/03/07/news/elezioni-italia-populisti-182568/
https://www.rivistastudio.com/democrazia-liberale-illiberale/

Europa/Balibar

Étienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)


Ritorniamo comunque al triste spettacolo che ci offre in questo momento l’Europa di fronte alla sfida migratoria e tentiamo di definire piu’ precisamente il senso delle moltiplicazioni, degli spostamenti delle frontiere.
E’ il nostro secondo punto […] L’appartenenza formale all’Unione europea e’ diventata un criterio secondario: i Balcani sono in Europa, come vogliono d’altronde la geografia e la storia, di modo che, ad esempio, il «muro» ungherese taglia l’Europa e riproduce il tipo di segregazione che pretende di escludere (come ha fatto osservare a mezza voce il portavoce della Commissione). D’altra parte, alcuni Paesi europei da altri Paesi sono considerati non europei, ma piuttosto delle zone-tampone. Ma questa definizione non e’ assoluta, funziona in senso relativo, secondo un gradiente, come direbbero i fisici, che acquista un significato politico, sociologico, ideologico e anche antropologico. Il Sud, l’altra Europa che non e’ del tutto europea ma mantiene un piede nel Terzo Mondo o gli serve da porta di accesso, per la Francia e’ l’Italia, ma per l’Inghilterra e’ la Francia; per la Germania e’ l’Ungheria e tutto quello che si trova al di la’, ma per l’Ungheria e’ la Serbia, la Macedonia, la Grecia e la Turchia…
Quindi ci chiediamo: chi ferma chi? Chi e’ la guardia di frontiera dell’altro? Risposta: l’altro Stato, quello che sta piu’ a sud (o a sud-est) […]
P
ossiamo dunque arrivare alla doppia conclusione che si impone: nei fatti la frontiera esterna dell’Europa passa dovunque al suo interno, la taglia in parti sovrapposte; e di conseguenza l’Europa stessa – pur facendo parte del Nord – non e’ altro che una delle zone dove si gioca la grande e impossibile demarcazione del mondo attuale tra Nord e Sud.
Una demarcazione che in realta’ non e’ piu’ localizzabile.
Se a questo si aggiungono le demarcazioni economiche (a volte percepite come culturali) che si stanno scavando tra il Nord e il Sud del continente, all’interno dell’Unione europea stessa, per effetto del liberismo economico e dei rapporti tra Paesi creditori e debitori, si capisce come alcuni Paesi membri siano tentati di amputarne altri per proteggersi meglio contro quello che rappresentano o che portano in Europa.
Salvo che un atteggiamento del genere pragmaticamente non ha senso, perche’ dove si fara’ passare la superfrontiera?
Come la si definira’ sotto il profilo giuridico? 
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Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.sinistrainrete.info/politica/9646-etienne-balibar-populismo-e-contro-populismo-nello-specchio-americano.html

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

L’Europa ha creduto di costruire delle frontiere europee, ma in realtà non ha frontiere, e’ essa stessa, in quanto tale, una frontiera complessa: contemporaneamente una e molteplice, fissa e mobile, rivolta verso l’esterno e l’interno. Per usare un termine inglese, in questo caso più pregnante, e’ una Borderland, una «terra di frontiera».
Cio’ significa, a mio parere, due cose di portata fondamentale e paradossale, le cui conseguenze continueranno a sfuggirci se continueremo a ragionare in termini di sovranita’ nazionale e di controlli in senso tradizionale:
in primo luogo, che l’Europa non e’ uno spazio dove le frontiere si giustappongono, ma dove si sovrappongono senza riuscire veramente a fondersi;
in secondo luogo, che l’Europa e’ uno spazio dove le frontiere si moltiplicano e si spostano costantemente […]
Riguardo al primo punto […] l’Europa non ha un’unica identificazione in termini di «territorio». Siamo portati a credere che i confini esterni dell’Europa siano le frontiere reali dell’Europa, ma non è vero. Perche’ questi confini non coincidono né con quelli del Consiglio d’Europa (che include la Russia, l’Ucraina, la Turchia e tutti gli Stati balcanici e rientra nelle competenze della Corte europea dei diritti dell’uomo), né con quelli della NATO (che include gli Stati Uniti, la Norvegia, la Turchia ecc. ed e’ responsabile della protezione del territorio europeo, in particolare contro gli avversari dell’Est, e di una parte delle operazioni militari sulla sponda meridionale del Mediterraneo), né con la spazio Schengen (che include la Svizzera ma non il Regno Unito), né con l’eurozona, dove regnano la moneta unica e l’unione bancaria sotto il controllo della Banca centrale europea (e che include ancora la Grecia ma non il Regno Unito, la Svezia, e la Polonia).
Visti gli avvenimenti recenti, credo sia d’obbligo ammettere che queste diverse aree non arriveranno mai a fondersi. E che, di conseguenza, l’Europa non sia definibile come un territorio se non in modo riduttivo e di fatto contraddittorio. [continua >]
Info:

Europa/Zielonka

Jan Zielonka – Disintegrazione. Come salvare l’Europa dall’Unione europea – Laterza (2015)

L’Unione europea al momento assolve male le proprie funzioni e ha perso il sostegno della maggioranza dei cittadini d’Europa.
Sembra anche incapace di riformarsi. E in realta’ ostacola, piu’ che favorire l’integrazione. In altre parole, l’Ue puo’ anche essere destinata a sparire […] Dopo tutto, l’Unione europea si e’ ritrovata nei guai perche’ le sue istituzioni hanno preteso sempre piu’ poteri senza un mandato popolare.
Gli Stati di certo non sono stati i migliori agenti di integrazione. Hanno cercato di usare l’Ue per i loro scopi particolari, senza destinare risorse significative alle imprese comuni. Inoltre non riponevano grande fiducia l’uno nell’altro, cosi’ hanno generato trattati mostruosi e procedure decisionali complicate in modo da vincolarsi reciprocamente.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/recensione-a-disintegrazione-di-jan-zielonka/
https://www.notiziegeopolitiche.net/recensione-a-jan-zielonka-disintegrazione-come-salvare-leuropa-dallunione-europea/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&task=schedalibro&isbn=9788858120460

Europa/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo – Bollati Boringhieri (2013)

Come nel passato feudale – dove gli incarichi, i titoli e i ruoli venivano assegnati a livello locale dal governante ai sottoposti attraverso il criterio della cooptazione e l’investitura era la forma rituale che suggellava e fortificava questo sistema – nell’epoca contemporanea avviene la stessa procedura, ma su scala mondiale e con sfumature piu’ sottili.
L’era del Capitalesimo punta sullo sviluppo di una serie di istituzioni sovranazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, ecc.) in relazione con la forza delle aree economiche e monetarie (Nafta, Unione Europea, ma anche Opec, ecc.) sotto la guida tecnica di realta’ come la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, e con l’aiuto di associazioni internazionali non-governative, per affermare un cambiamento dei rapporti di forza, dove gli stati, le comunita’ locali, i club territoriali e professionali vengono stemperati e indeboliti.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Europa/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo – Bollati Boringhieri (2013)

L’autostima viene disancorata dal piano antropologico e agganciata al risultato finanziario, o meglio, a quello contabile. La tecnica e la tattica vincono sulla strategia, i piccoli passi contano piu’ delle visioni lungimiranti.
Apparentemente vittoriosa, questa logica cancella ogni anelito umano, spegne gli entusiasmi e blocca ogni tentativo di forma rituale, di abitudine e di comportamento che in un certo senso abbiano un «costo sociale e contabile».
Se vogliamo estremizzare, il fine assoluto del pareggio di bilancio – sancito dal Fiscal Compact, l’accordo sottoscritto da 25 paesi dell’Unione Europea – e’ diventata la norma suprema di un intero continente, che diventa cosi’ la macchina contabile al servizio degli investitori, liberi di entrare e uscire dai suoi piani produttivi e finanziari. Il sistema che e’ uniformato da norme valide per un’intera area monetaria ha dunque la sua linfa, che non e’ vitale: e’ solo tecnica. Pura procedura contabile, ossatura senza corpo.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Europa/Zielonka

Jan Zielonka – Disintegrazione. Come salvare l’Europa dall’Unione europea – Laterza (2015)

Di certo non e’ in vista alcun accordo sull’unione politica [dell’Europa].
I punti piu’ controversi riguardano cinque questioni fondamentali.
1 Quanta sovranita’ si puo’ eventualmente trasferire dal livello nazionale a quello europeo?
2 L’Unione europea ha bisogno di regole comuni severe, di un governo europeo forte, o di entrambi?
3 L’accentramento del potere assicurera’ maggiore efficienza, e magari anche maggiore legittimazione?
4 La cessione di poteri dovrebbe riguardare soltanto i paesi dell’eurozona e, in tal caso, quali sarebbero le implicazioni per gli altri Stati membri dell’Ue?
5 Le misure adottate a salvaguardia dell’euro rafforzeranno o indeboliranno il mercato unico, Schengen e la politica estera e di sicurezza comune?
Le diverse risposte a questi interrogativi hanno numerose conseguenze pratiche. Non e’ in gioco soltanto la futura architettura istituzionale, ma anche il potere dei vari attori politici e il benessere dei cittadini d’Europa.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/recensione-a-disintegrazione-di-jan-zielonka/
https://www.notiziegeopolitiche.net/recensione-a-jan-zielonka-disintegrazione-come-salvare-leuropa-dallunione-europea/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&task=schedalibro&isbn=9788858120460

Europa/Jacobs

Michael Jacobs, Mariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

L’austerita’ si basa su un fraintendimento economico di fondo.
Sostenere che sono stati i disavanzi pubblici a provocare la recessione significa capovolgere la realta’ dei fatti: e’ stata la recessione a causare l’esplosione dei disavanzi, con la drastica riduzione degli introiti fiscali incassati dai governi e l’ingresso in scena degli stabilizzatori automatici rappresentati da indennita’ sociali e spesa pubblica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12017-lorenzo-cattani-note-su-ripensare-il-capitalismo-di-m-mazzucato-e-m-jacobs.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127445