Economia di mercato/Giovannini

Enrico Giovannini – L’utopia sostenibile – Laterza (2018)

Nell’Antropocene, cioè nell’era in cui attualmente viviamo, la prospettiva si è rovesciata: è l’uomo, con i suoi comportamenti, a determinare lo stato e l’evoluzione dell’intero Pianeta ed è quindi l’uomo a doversi assumere la responsabilità globale di “gestire il mondo” […]
Già nel 1987 […] il Rapporto Brundtland individuava nell’ambiente, nell’economia, nelle istituzioni e nelle questioni sociali i quattro pilastri su cui si fonda il concetto di sostenibilità. Eppure per molto tempo gran parte delle persone ha interpretato la sostenibilità come un problema esclusivamente legato alle questioni ambientali. Si è trattato, purtroppo, di un gravissimo errore concettuale, con drammatiche conseguenze sulle politiche economiche e sociali condotte in tutto il mondo, e non certo perché la questione ambientale non sia vitale per la sopravvivenza del genere umano.

Info:
https://www.letture.org/l-utopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.pandorarivista.it/articoli/lutopia-sostenibile-enrico-giovannini/
https://www.avvenire.it/economia/pagine/sviluppo-sostenibile-nella-carta-litalia-in-ritardo-sullagenda

Europa/Cesaratto

Sergio Cesaratto – Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro – Imprimatur (2018)

E’ a mio avviso segno di un grave estremismo ideologico assegnare alla Bce il precipuo obiettivo della stabilità dei prezzi. Invece, la Federal Reserve americana ha anche l’obiettivo della piena occupazione, come si conviene a una vera democrazia in cui i cittadini votano per la politica economica che preferiscono, sulla base di quale dei due obiettivi, inflazione o piena occupazione, reputano più importante. In Europa l’obiettivo della piena occupazione viene delegato alle misure nazionali di flessibilità del mercato del lavoro: la deflazione competitiva è assurta a pilastro europeo, sul modello del dumping salariale di cui la Germania diede il buon esempio con le riforme Hartz. Credo che ogni persona colta minimamente avvezza al pensiero keynesiano e alla democrazia sociale non possa che rimanere indignata.

Info:
https://sinistrainrete.info/europa/12212-sergio-cesaratto-chi-non-rispetta-le-regole.html
https://www.anobii.com/books/Chi_non_rispetta_le_regole/9788868307042/01cbbe8b20591e9949

Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Eve Chiapello – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis (2014)

Se e’ vero che dal periodo della sua formazione il capitalismo e’ cambiato, la sua “natura” […] non si e’ radicalmente trasformata; di conseguenza anche le fonti di indignazione che hanno continuamente alimentato la sua critica sono rimaste pressappoco identiche nel corso degli ultimi due secoli. Sono essenzialmente di quattro ordini: a) il capitalismo fonte di disillusione e di inautenticita’ di oggetti, persone, sentimenti e piu’ in generale del genere di vita che gli e’ associato; b) il capitalismo fonte di oppressione, poiche’ si oppone alla liberta’, all’autonomia e alla creativita’ degli esseri umani che sotto il suo impero sono sottoposti da una parte al dominio del mercato come forza impersonale che fissa i prezzi, designa gli uomini e i prodotti-servizi desiderabili e rifiuta gli altri, dall’altra alle forme di subordinazione della condizione salariale (disciplina d’azienda, stretta sorveglianza da parte dei capi e inquadramento attraverso regolamenti e procedure); c) il capitalismo fonte di miseria per i lavoratori e di disuguaglianze di dimensioni prima sconosciute;  d) il capitalismo fonte di opportunismo e di egoismo che, favorendo solo gli interessi particolari, distrugge i legami sociali e di solidarieta’ comunitari, soprattutto le forme minime di solidarieta’ tra ricchi e poveri.

Info:
http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni/11716-il-nuovo-spirito-del-capitalismo.html
https://www.anobii.com/books/Il_nuovo_spirito_del_capitalismo/9788857524047/016a4f8341ba1b20a0

Neoliberismo/Jacobs

Michael Jacobs, Mariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

Privatizzazione, partenariati finanziari pubblicoprivato, esternalizzazione dell’erogazione di servizi pubblici e altre strategie recenti quasi immancabilmente sono state propagandate come misure per introdurre i vantaggi dei mercati competitivi e della scelta del consumatore in attivita’ dove precedentemente la facevano da padrone le burocrazie statali. Ma quasi mai il risultato e’ stato
questo. Uno degli scopi principali delle riforme neoliberiste era  depoliticizzare l’economia. Queste speranze sono andate quasi sempre deluse, per due ragioni molto diverse tra loro. La prima e’ che molti dei beni e servizi coinvolti hanno le caratteristiche tipiche dei beni collettivi e di cittadinanza. Quando un bene e’ collettivo, e’ impossibile, sia in teoria sia in pratica, che rimanga unicamente confinato a un contesto di mercato. In una societa’ democratica, questo significa che c’e’ un dibattito costante sulla sua qualita’ e la sua erogazione. La seconda ragione, tuttavia, e’ che il neoliberismo, di fatto, non ha assunto la sua forma di mercato […] Raramente si e’ avuta una piena concorrenza del genere immaginato dalla teoria neoclassica; la scelta del consumatore e’ stata possibile solo in certi casi; il coinvolgimento dello Stato non e’ diminuito, ha soltanto cambiato forma […]
Un numero ristretto di aziende di enormi dimensioni domina i nuovi settori privatizzati ed esternalizzati, e settori come le banche ormai vengono considerati vitali per l’economia e hanno acquisito di conseguenza uno status, in certo qual modo, di bene collettivo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12017-lorenzo-cattani-note-su-ripensare-il-capitalismo-di-m-mazzucato-e-m-jacobs.html
https://www.anobii.com/books/Ripensare_il_capitalismo/9788858127445/0151bee1e81a684e52

Capitalismo/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)

Siamo stati istruiti e addestrati a considerare i negozi come farmacie traboccanti di medicamenti per curare o almeno alleviare ogni malattia e afflizione della nostra vita individuale e collettiva. I negozi e lo shopping acquisiscono pertanto una vera e piena dimensione escatologica. I supermercati […] sono diventati le nostre cattedrali; e di conseguenza, mi sia consentito di aggiungere, la lista della spesa e’ diventata il nostro breviario, le processioni nei centri commerciali i nostri pellegrinaggi.
Nulla ci emoziona e ci riempie di entusiasmo come acquistare per impulso e scartare oggetti che non ci piacciono piu’ per sostituirli con altri, piu’ invitanti. La pienezza della gioia del consumo equivale alla pienezza della vita. Compro, ergo sono. Comprare o non comprare, questo e’ il problema. Per i consumatori senza accesso al mercato, i veri poveri di oggi, il non poter acquistare e’ lo stigma odioso e doloroso di una vita incompiuta, la conferma della propria nullita’ e incapacita’. Non semplicemente l’assenza di ogni piacere, bensi’ l’assenza della dignita’ umana, l’impossibilita’ di dare un senso alla propria vita e, da ultimo, la privazione stessa di umanita’, autostima e rispetto per gli altri.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127346
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/
https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2

Populismo/Mounk

Yascha Mounk – Popolo vs. Democrazia – Feltrinelli (2018)

Via via che la crescita si è fermata, la disuguaglianza è cresciuta e l’ansia è aumentata, un’ampia fetta della popolazione ha smesso di concentrarsi sul valore dell’autorealizzazione. Al contrario, oggi gli elettori rivolgono di nuovo la loro attenzione agli strati inferiori della piramide dei bisogni di Maslow.
Preoccupati della propria sussistenza, i bianchi sono più risentiti nei confronti di immigrati e minoranze etniche che rivendicano le risorse collettive. E minacciati da forze che sembrano incontrollabili, quali la globalizzazione e il terrorismo, stanno tornando a posizioni meno tolleranti verso le minoranze etniche e religiose.

Info:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/12/yascha-mounk-il-populismo-fa-paura-ma-nel-lungo-periodo-la-democrazia-/38075/
https://www.doppiozero.com/materiali/il-populismo-come-requiem-della-democrazia-liberale

Finanziarizzazione/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

Negli ultimi tre decenni e’emerso un nuovo sistema finanziario, nel quale si sono moltiplicati nuovi e complessi strumenti frutto dell’innovazione (o ingegneria, come molti preferiscono chiamarla) finanziaria. Il processo e’ stato largamente favorito dalla deregolamentazione finanziaria, vale a dire l’abolizione o l’attenuazione delle regole esistenti sulle attivita’ finanziarie […]
Il nuovo sistema doveva essere piu’ efficiente e piu’ sicuro del precedente […], fu invece del tutto ignorata la possibilita’ che questi nuovi strumenti finanziari fossero troppo complicati per essere gestiti in sicurezza […]
Il punto e’ che, per quanto abilmente si possa accorpare, strutturare e derivare i prodotti finanziari, questi dipendono in ultima analisi dalla restituzione dei prestiti sottostanti, erogati per un mutuo subprime concesso in Florida, a una piccola azienda di Nagoya o a un tizio di Nantes per l’acquisto dell’auto. Inoltre, continuando a creare prodotti finanziari di ogni genere che collegano i diversi pezzi del sistema, di fatto si intensifica l’effetto che la mancata restituzione di questi prestiti puo’ avere sul sistema stesso.

Info:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/critica-dell%E2%80%99espertocrazia-economica/?printpage=undefined
http://giustiziaintergenerazionale.it/tag/ha-joon-chang/

Economia di mercato/ Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla – Einaudi (2016)

La prova definitiva che ha smontato quest’idea tutta repubblicana dell’economia a cascata e’ stata offerta inaspettatamente da un’amministrazione democratica. L’approccio «prima le banche» voluto dal presidente Barack Obama per salvare la nazione da un’altra Grande depressione sosteneva che dando soldi alle banche (invece che ai proprietari di casa che erano stati depredati da quelle stesse istituzioni) l’economia si sarebbe salvata. Il governo riverso’ miliardi in istituti che avevano portato il paese sull’orlo della rovina,senza definire i termini della restituzione. Quando il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale procedono a un salvataggio, quasi sempre impongono determinate condizioni per assicurarsi che i soldi vengano impiegati nel modo previsto. Ma in questo caso il governo espresse semplicemente la speranza che le banche mantenessero attiva la linea del credito, linfa vitale dell’economia. E cosi’ le banche strinsero i cordoni della borsa, pagando bonus immensi ai loro manager benche’ questi le avessero quasi rovinate. Anche allora, sapevamo che gran parte dei profitti delle banche proveniva non da una maggiore efficienza dell’economia, ma da pratiche di sfruttamento fondate sul prestito predatorio, abusi sulle carte di credito e tariffe monopolistiche. La piena entita’ dei loro misfatti – per esempio la manipolazione illegale dei tassi di interesse chiave e dei tassi di cambio esteri, che ha danneggiato derivati e mutui per centinaia di migliaia di miliardi di dollari – stava soltanto iniziando a venire alla luce.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_grande_frattura/9788806226855/01612546eb4c023d52
https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-30/la-disuguaglianza-divide-mondo-103340.shtml?uuid=ABnHMRpD
https://palomarblog.wordpress.com/2016/03/06/stiglitz-la-grande-frattura/

 

 

Stato/Jean

Carlo Jean – Geopolitica del XXI secolo – Laterza (2014)

L’11 settembre ha reso evidente quanto si e’ detto: l’indispensabilita’ dello Stato. La domanda di sicurezza dei cittadini e la necessita’ di interventi immediati a sostegno dei settori economici entrati in crisi, hanno sottolineato ed evidenziato una volta per tutte che la cosiddetta «postmodernita’» e’ una fantasia. Non sono mutate né natura né funzioni dello Stato. Esso rimane, cosi’ come e’ stato creato: soprattutto una «macchina da guerra» che produce sicurezza, esterna e interna. Lo Stato non e’ piu’ il gestore dell’economia, ma un suo semplice regolatore. Con le regole tende a evitare gli effetti perversi del «turbocapitalismo» e aumentare la competitivita’ del «sistema paese», senza cui ogni solidarieta’ e coesione, nazionali e sociali, sono prive di significato.

Info:
https://www.anobii.com/books/Geopolitica_del_XXI_secolo/9788842072973/0166982fc2d61bb961
https://www.ibs.it/geopolitica-del-xxi-secolo-libro-carlo-jean/e/9788842072973