Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Eve Chiapello – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis (2014)

Si puo’ cosi’ distinguere una critica artistica da una critica sociale.
La prima, associata all’invenzione di uno stile di vita bohemien […], attinge soprattutto alle due prime fonti di indignazione a cui abbiamo precedentemente accennato: da una parte la disillusione e la mancanza di autenticita’, e dall’altra l’oppressione, che caratterizzano il mondo borghese legato all’ascesa del capitalismo. Questa critica mette in evidenza la perdita di senso, e in particolare la perdita del senso del bello e della grandezza, conseguenza della standardizzazione e della mercificazione generalizzata che coinvolgono non solo gli oggetti quotidiani ma anche le opere d’arte (il mercato culturale della borghesia) e gli esseri umani. Insiste sulla volonta’ oggettiva del capitalismo e della societa’ borghese di irreggimentare, dominare e sottomettere gli uomini a un lavoro prescritto, avendo come scopo il profitto ma facendo ipocritamente appello alla morale, a cui contrappone la liberta’ dell’artista, il suo rifiuto di una contaminazione dell’estetica attraverso l’etica, il rifiuto di ogni forma di sottomissione nel tempo e nello spazio e nelle sue espressioni piu’ estreme, di ogni forma di lavoro. La critica artistica si fonda sull’opposizione […] tra attaccamento e distacco, stabilita’ e mobilita’. Da una parte i borghesi, che possiedono terre, fabbriche, donne, radicati nell’avere, obnubilati dal pensiero della conservazione dei loro beni, continuamente preoccupati di come riprodurli, sfruttarli, accrescerli […].
La seconda critica, di ispirazione socialista e poi marxista, attinge soprattutto alle ultime due fonti di indignazione che abbiamo identificato: l’egoismo degli interessi privati nella societa’ borghese e la miseria crescente delle classi popolari all’interno di una societa’ con una ricchezza senza precedenti […]. Fondandosi sulla morale, e spesso su una tematica di ispirazione cristiana, la critica sociale rifiuta, talvolta con violenza, l’immoralita’ o il neutralismo morale, e l’individualismo degli artisti, che puo’ diventare egoismo ed egotismo.

Info:
http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni/11716-il-nuovo-spirito-del-capitalismo.html
https://www.anobii.com/books/Il_nuovo_spirito_del_capitalismo/9788857524047/016a4f8341ba1b20a0

Capitalismo/Judt

Tony Judt – Guasto e’ il mondo – Laterza (2012)

E indiscutibile che la caduta del Muro di Berlino e il tracollo, come in un domino, degli Stati comunisti, dalle porte di Vienna alle rive del Pacifico, abbiano segnato una transizione importantissima che ha liberato milioni di uomini e donne da un’ideologia cupa e ormai superata e dalle istituzioni autoritarie che di quell’ideologia erano il prodotto.
Ma nessuno potrebbe sostenere, con una qualche credibilita’, che il comunismo sia stato rimpiazzato da un’era di idilliaca serenita’.
Non c’e’ stata nessuna pace nella Iugoslavia postcomunista e pochissima democrazia in tutti gli Stati nati dallo scioglimento dell’Unione Sovietica. Quanto al libero mercato, di sicuro ha prosperato, ma non si sa bene a beneficio di chi.
L’Occidente, soprattutto l’Europa e gli Stati Uniti, si e’ fatto sfuggire un’opportunita’, di quelle che si presentano una volta in un secolo, per riplasmare il mondo sulla base di istituzioni e pratiche internazionali concordate e migliorate. Abbiamo preferito metterci seduti ad autocongratularci per aver vinto la guerra fredda: un metodo sicuro per perdere la pace.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842099819
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/3191/abbiamo-guastato-il-mondo-ma-una-via-di-uscita-ce/?refresh_ce
https://www.macrolibrarsi.it/libri/__guasto-e-il-mondo-libro.php

Capitalismo/Grossouvre

Henri Grossouvre – Parigi, Berlino, Mosca. Geopolitica dell’indipendenza europea – Fazi (2004)

Le guerre condotte dagli Stati Uniti dopo la caduta dell’URSS sono tutte determinate dai tracciati degli oleodotti e dei gasdotti; e tuttavia le operazioni militari americane sono presentate come crociate per la democrazia e i diritti umani […] La guerra e’ un’attivita’ condotta da uno Stato contro un altro Stato. La strategia consiste nel dissimulare gli interessi del dominio americano rivestendoli di buoni sentimenti e nel diluire le operazioni militari in coalizioni le piu’ larghe possibili. Cosi’ non si parla di guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, ma di guerra del Golfo, né di guerra degli Stati Uniti contro l’Afghanistan dei talebani, ma di guerra contro il terrorismo.

Info:
http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Librieriviste/recensioni/parigiberlinomosca.htm
http://www.caffeeuropa.it/pensareeuropa/259gollismo.html

Capitalismo/Harvey

David Harvey – Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo – Feltrinelli (2014)

La filantropia sta diventando un business enorme (con 9,4 milioni di occupati che distribuiscono 316 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti), ma le disuguaglianze globali continuano a crescere a spirale, fuori controllo “e altre vite e comunita’ vengono distrutte dal sistema che crea immense quantita’ di ricchezza per i pochi”.
La filantropia diventa una forma di “lavaggio della coscienza” che semplicemente “consente ai ricchi di dormire meglio la notte, mentre altri ricevono quel tanto che basta a impedire alla pentola di traboccare. Quasi ogni volta che qualcuno si sente meglio facendo del bene, dall’altra parte del mondo (o della strada) qualcun altro e’ ulteriormente incatenato a un sistema che non permettera’ il vero sviluppo della sua natura o la possibilita’ di vivere una vita felice e realizzata”

Info:
https://www.anobii.com/books/Diciassette_contraddizioni_e_la_fine_del_capitalismo/9788807105098/01fd0894dd446aabd4
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/3569-david-harvey-qdiciassette-contraddizioni-e-la-fine-del-capitalismoq.html

 

Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Eve Chiapello – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis (2014)

In ogni epoca […] lo spirito del capitalismo deve fornire, in termini storicamente molto variabili, risorse per placare l’inquietudine suscitata da tre interrogativi:
– In che cosa l’impegno nel processo di accumulazione capitalista e’ fonte di entusiasmo, anche per quelli che non saranno necessariamente i primi beneficiari dei profitti realizzati?
– In che misura quanti si implicano nell’universo capitalista possono avere la garanzia di una sicurezza minima per loro stessi e i propri figli?
– Come giustificare, in termini di bene comune la partecipazione al progetto capitalista e difendere, di fronte alle accuse di ingiustizia, il modo con cui è animata e gestita?

Info:
http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni/11716-il-nuovo-spirito-del-capitalismo.html
https://www.anobii.com/books/Il_nuovo_spirito_del_capitalismo/9788857524047/016a4f8341ba1b20a0

Capitalismo/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – Invertire la rotta. Disuguaglianza e crescita economica – Laterza (2018)

L’1 per cento degli americani detiene il 41,8 per cento della ricchezza del paese; lo 0,1 per cento da solo controlla oltre il 22 per cento della ricchezza complessiva […]
L’aspetto più odioso della disuguaglianza americana sono le opportunita’: negli Stati Uniti le prospettive di vita di un giovane dipendono fortemente dal reddito e dall’istruzione dei suoi genitori, ancora di più che in altri paesi avanzati. Il «sogno americano» e’ in gran parte un mito.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/stiglitz-invertire-la-rotta/
https://www.laciviltacattolica.it/articolo/invertire-la-rotta-disuguaglianza-e-crescita-economica/
https://www.anobii.com/books/Invertire_la_rotta/9788886323901/0139e4e7f6ac0e8076

Neoliberismo/Crouch

Colin Crouch – Il potere dei giganti – Laterza (2014)

Il capitalismo di Francia, Germania e Giappone […] aveva sviluppato la concezione di una varieta’ di soggetti partecipi degli interessi dell’azienda (stakeholders) come i clienti, i dipendenti, i possessori  di obbligazioni e a volte le comunita’ locali o l’interesse nazionale, cui l’azienda doveva rispondere direttamente, e non attraverso la soddisfazione degli azionisti. Questi modelli furono generalmente accantonati negli anni Novanta, quando si affermo’ la superiorita’ del modello angloamericano come perfetta espressione degli ideali neoliberisti […] Le economie imperniate sugli stakeholders dipendevano da idee locali ed esperienze condivise secondo cui l’impresa era parte integrante della societa’, consentendo ai membri di quest’ultima di confidare (a torto o a ragione) nelle acrobazie volte a bilanciare i vari interessi riconosciuti dal modello. Il modello orientato agli azionisti [shareholders] era piu’ in linea con l’impersonalita’ dell’economia globale, in cui si puo’ (e si deve) avere a che fare con estranei, senza alcun coinvolgimento o fiducia personale. Il modello angloamericano richiede un solo tipo di fiducia: che il mercato sia puro. Rispetto ad esso, l’approccio orientato agli stakeholders si rivelo’ troppo locale, e poco adatto a essere esportato. Fu il trionfo del modello basato sulla massimizzazione del valore per gli azionisti, e con esso dell’idea secondo cui la massimizzazione dei benefici per gli azionisti assicura la soddisfazione di ogni altro interesse rilevante.

Info:
http://tempofertile.blogspot.com/2013/09/colin-crouch-il-potere-dei-giganti.html
https://tramedoro.eu/?p=2447
https:/www.pandorarivista.it/articoli/disuguaglianze-intervista-colin-crouch/

Capitalismo/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)

La prima cosa cui pensano molti di noi, quando si parla di «progresso», e’ la prospettiva della ulteriore scomparsa di posti di lavoro – basati su abilita’ intellettuali oppure (come tanti altri lavori già svaniti nel nulla) manuali – in cui dei computer, o dei robot gestiti da computer, rimpiazzeranno gli esseri umani; e questo ci fa venire in mente altri pendii, ancora piu’ scomodi su cui saremo costretti a batterci per sopravvivere.
Secondo quasi tutte le indagini, la generazione dei cosiddetti «millennials» – i giovani che oggi entrano nel mercato del lavoro e affrontano le sfide della vita autonoma e le incertezze legate alla ricerca di una posizione sociale dignitosa, soddisfacente, gratificante e riconosciuta – e’ la prima, dai tempi della seconda guerra mondiale, a esprimere la paura di perdere, anziche’ migliorare, lo status sociale raggiunto dai loro genitori; la maggior parte dei «millennials » si aspetta che il futuro porti un peggioramento delle loro condizioni di vita, anziche’ aprire la strada ai progressi che hanno contrassegnato la storia personale dei loro genitori e che questi ultimi avevano insegnato loro ad aspettarsi e a conquistarsi con il lavoro. Insomma, la visione di un «progresso» inarrestabile si accompagna alla minaccia della perdita, piu’ che prefigurare nuovi traguardi e nuove posizioni nel mondo; e oggi e’ associata molto piu’ al degrado sociale che all’avanzamento e al miglioramento.

Info:
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/
https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2

Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Eve Chiapello – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis (2014)

Il capitalismo necessita di uno spirito per coinvolgere le persone indispensabili alla produzione e allo sviluppo delle attivita’ economiche […] Gli individui non possono essere messi e tenuti al lavoro attraverso la forza. La prima ragione e’ di ordine pratico: il capitalismo non dispone del potere delle armi, in quanto e’ lo Stato – sempre relativamente autonomo, benche’ in gradi diversi, rispetto al capitalismo – a detenere il monopolio della violenza legittima. La seconda ragione riguarda il fatto che la liberta’ e’, in qualche modo, parte integrante del capitalismo, che dunque negherebbe se stesso se si imperniasse unicamente sul reclutamento della forza lavoro attraverso la forza: esso presuppone, quindi, quantomeno la liberta’ di lavorare (di accettare un impiego e di abbandonarlo, e dunque di coinvolgersi o meno) e quella di intraprendere (di assumere, acquistare, vendere e, piu’ in generale, combinare fra loro alcuni fattori per trarne profitto) […]
Il capitalismo deve fornire ragioni accettabili per coinvolgersi proprio perche’ e’ profondamente legato alla liberta’, non ha un potere totale sulle persone e presuppone lo svolgimento di numerosi lavori non espletabili senza il coinvolgimento attivo dei lavoratori, a cui devono essere fornite delle ragioni per impegnarsi […] Cio’ significa che deve offrire alle persone la possibilita’, da una parte, di definire la condizione in cui si trovano in riferimento alla giustizia e, dall’altra, di aspirare legittimamente a una sicurezza di vita tale da potersi perpetuare nel loro essere (mantenere le condizioni della sopravvivenza biologica e sociale) e da riprodursi in quello dei loro figli.

Info:
http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni/11716-il-nuovo-spirito-del-capitalismo.html
https://www.anobii.com/books/Il_nuovo_spirito_del_capitalismo/9788857524047/016a4f8341ba1b20a0