Neoliberismo/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

Gli economisti favorevoli al libero mercato spendono belle parole sui benefici delle frontiere aperte.
Sostengono che, grazie a questa apertura, le imprese possono procurarsi i beni piu’ economici in ogni angolo del mondo e offrire ai consumatori ottimi affari […]
Ma esiste una transazione economica della quale non parlano allo stesso modo: l’immigrazione, o circolazione transfrontaliera delle persone […]
[L’]immigrazione libera sarebbe impraticabile dal punto di vista economico e inaccettabile da quello politico.

Info: 
http://giustiziaintergenerazionale.it/tag/ha-joon-chang/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/critica-dell%E2%80%99espertocrazia-economica/?printpage=undefined

Neoliberismo/Chang

La nostra prosperita’ dipende in tutto e per tutto da un livello avanzato di integrazione economica internazionale.
D’altra parte, pero’, questo non significa che tutte le forme e i gradi di integrazione siano ugualmente desiderabili.
In quali settori e fino a che punto un paese dovrebbe aprirsi all’esterno, quanta integrazione internazionale globale debba perseguire, in quali aree e a quali livelli, dipende dai suoi obiettivi e dalle sue capacita’ di lungo termine: il protezionismo puo’ essere positivo se e’ applicato nel modo giusto per il settore giusto.

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Economia di mercato/Chang

Ha-Joon Chang – 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo – ilSaggiatore (2012)

Per costruire una fabbrica ci vogliono mesi, se non anni, mentre per accumulare il know how tecnologico e organizzativo per una societa’ di livello mondiale servono decenni. Le attivita’ finanziarie, invece, possono essere movimentate e riorganizzate in minuti, se non secondi.
Questo estremo divario ha creato grossi problemi, perche’ il capitale finanziario e’ «impaziente» e alla ricerca di guadagni di breve periodo.
Nel breve periodo questo crea instabilita’ economica, perche’ il capitale liquido si muove per il mondo in tempi molto brevi e in modi «irrazionali» […]
La cosa piu’ grave e’ che, nel lungo periodo, cio’ porta a una debole crescita di produttivita’, perche’ gli investimenti di lungo periodo vengono tagliati per soddisfare il capitale impaziente.

Info:
https://www.anobii.com/books/23_cose_che_non_ti_hanno_mai_detto_sul_capitalismo/9788842817765/012bbaa6060194138a
http://www.mangialibri.com/libri/23-cose-che-non-ti-hanno-mai-detto-sul-capitalismo

Neoliberismo/Chang

Ha-Joon Chang – 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo – ilSaggiatore (2012)

Ci sono diversi modi di organizzare il capitalismo.
Il capitalismo liberista e’ solo uno – e neanche tra i migliori.
Gli ultimi trent’anni hanno dimostrato che, contrariamente alle pretese dei suoi sostenitori, esso rallenta l’economia, aumenta la disuguaglianza e l’insicurezza, e porta a crolli finanziari piu’ frequenti (e talvolta rovinosi).

Info:
https://www.anobii.com/books/23_cose_che_non_ti_hanno_mai_detto_sul_capitalismo/9788842817765/012bbaa6060194138a

Neoliberismo/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

[In alcuni paesi] la deindustrializzazione prematura e’ principalmente il risultato delle politiche economiche neoliberiste attuate a partire dagli anni ottanta.
L’improvvisa liberalizzazione del commercio ha distrutto interi settori industriali di quei paesi. La liberalizzazione finanziaria ha permesso alle banche di offrire prestiti ai consumatori (piu’ redditizi), distogliendoli dai produttori.
Le politiche rivolte al controllo dell’inflazione, come l’adozione di alti tassi d’interesse e la sopravvalutazione della moneta, hanno gravato ulteriormente sulle già agonizzanti aziende manifatturiere rincarando i prestiti e rendendo piu difficile l’esportazione dei prodotti.

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Economia di mercato/Chang

Ha-Joon Chang – Economia Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

La scuola classica: In poche parole: Il mercato tiene sul chi vive i produttori grazie alla concorrenza, percio’ lasciamolo stare […]
La scuola neoclassica: In poche parole: Le persone sanno quel che fanno, percio’ lasciatele stare, tranne quando il mercato va male […]
La scuola neoclassica ha ereditato e sviluppato due idee fondamentali di quella classica. La prima e’ che gli attori economici sono guidati dall’egoismo, ma la concorrenza sul mercato garantisce che le loro azioni producano nel complesso un risultato positivo per la societa’. La seconda e’ che i mercati si equilibrano da soli. In conclusione, come nell’economia classica, il capitalismo – o meglio, l’economia di mercato, come i neoclassici preferiscono chiamarlo – e’ un sistema sul quale e’ meglio evitare di intervenire, perche’ tende gia’ da se’ all’equilibrio […]
La scuola marxista: In poche parole: Il capitalismo e’ un veicolo potente per il progresso economico, ma e’ destinato a soccombere, perche’ la proprieta’ privata sara’ d’ostacolo a ogni ulteriore progresso […]
La scuola marxista adotto’ la teoria del valore-lavoro, esplicitamente rifiutata da quella neoclassica, e si concentro’ inoltre sulla produzione, mentre per la scuola neoclassica i punti chiave erano il consumo e lo scambio. I marxisti concepivano un’economia fatta di classi anziche’ di individui: un’altra idea chiave della scuola classica rifiutata dai neoclassici […]
La tradizione sviluppista: In poche parole: Se le economie arretrate lasciano fare tutto ai mercati, non possono svilupparsi […]
Il suo punto debole fondamentale, vale a dire il suo eclettismo, puo’ diventare in realta’ un punto di forza […] Il successo del singolare mix di politiche socialiste e libero mercato messo in atto da Singapore, [ad esempio] avvalora questa tesi. Inoltre, l’impressionante curriculum della corrente sviluppista nella promozione di cambiamenti effettivi a livello mondiale ci dice che questo approccio e’ molto piu’ valido di quel che sembra
La scuola austriaca: In poche parole: Nessuno ne sa abbastanza, percio’ lasciate in pace la gente […]
Oggi la scuola austriaca fa parte della stessa corrente, caratterizzata dal laissez-faire, cui appartengono gli esponenti della scuola neoclassica pro libero mercato (oggi in maggioranza), arrivando a conclusioni simili, se non addirittura piu’ estreme, sulle politiche da adottare. Tuttavia, dal punto di vista metodologico e’ molto diversa dalla scuola neoclassica.[…] La scuola austriaca sostiene anche che il mondo e’ estremamente complesso e incerto […] Pertanto, gli economisti della scuola austriaca sostengono che il libero mercato sia il miglior sistema economico non perche’ siamo perfettamente razionali e sappiamo tutto (o almeno possiamo sapere tutto cio’ che ci occorre), come sostengono le teorie neoclassiche, ma proprio perche’ non siamo molto razionali e tantissime cose di questo mondo sono per loro natura «inconoscibili» […]
La scuola (neo)schumpeteriana: In poche parole: Il capitalismo e’ un potente veicolo di progresso economico, ma e’ destinato ad atrofizzarsi mano a mano che le aziende diventeranno piu’ grandi e burocratizzate […]
[Schumpeter] sosteneva infatti che il capitalismo si evolvesse attraverso le innovazioni degli imprenditori, cioe’ la creazione di nuove tecnologie produttive, nuovi prodotti e nuovi mercati. Le innovazioni consentono agli imprenditori di successo di godere del monopolio temporaneo nei rispettivi mercati […] Questa concorrenza stimolata dalle innovazioni tecnologiche e’ molto piu’ potente e importante della concorrenza sui prezzi neoclassica, nella quale i produttori cercano di battersi l’un l’altro vendendo a prezzi piu’ bassi e aumentando l’efficienza nell’uso di tecnologie date. Per Schumpeter «questo tipo di concorrenza», quello basato sull’innovazione, e’ «molto piu’ efficace dell’altro […]
La scuola keynesiana: In poche parole: Cio’ che e’ positivo per i singoli potrebbe non esserlo per l’intera economia […] Keynes fu probabilmente il piu’ grande economista del XX secolo e ridefini’ la materia inventando la macroeconomia, cioe’ quella branca della nostra materia che analizza l’intera economia come un tutto ben diverso dalla somme delle sue parti. […] La teoria macroeconomica keynesiana si basa sul riconoscimento del fatto che la distinzione strutturale fra risparmiatori e investitori emersa alla fine del XIX secolo ha reso piu’ difficile uguagliare risparmi e investimenti e, dunque, raggiungere il pieno impiego. Inoltre la teoria sottolinea giustamente il ruolo chiave svolto dalla finanza nel capitalismo moderno […]
La scuola istituzionalista, […] In poche parole: Gli individui sono il prodotto della societa’ in cui vivono, sebbene ne possano cambiare le regole […] La razionalita’ umana non puo’ essere considerata atemporale in quanto viene modellata dall’ambiente sociale che e’ dato dalle istituzioni (per esempio leggi e regolamenti aziendali) e regole informali (per esempio convenzioni sociali, prassi nelle trattative d’affari) che circondano il singolo individuo […] Le istituzioni non solo influiscono sul modo in cui si comportano le persone, ma le cambiano e, a loro volta, le persone cambiano le istituzioni […]
La scuola comportamentale: In poche parole: Non siamo abbastanza intelligenti, percio’ dobbiamo limitare scientemente la nostra liberta’ di scelta attraverso le regole […]
Rifiutando il principale presupposto della scuola neoclassica, secondo il quale gli individui agiscono sempre in modo razionale ed egoistico. La teoria comportamentale ricomprende nel proprio campo d’indagine anche lo studio delle istituzioni e delle organizzazioni economiche: per esempio, cerca di capire come organizzare al meglio un’azienda o come architettare le norme finanziarie, dimostrando cosi’ un’affinita’ con la scuola istituzionalista, con la quale condivide anche alcuni membri […] Il limite principale dei nostri processi decisionali non e’ la mancanza di informazioni, ma la nostra limitata capacita’ di processare quelle che gia’ abbiamo. Poche’ abbiamo una razionalita’ limitata […] costruiamo delle “scorciatoie” di pensiero che ci permettono di risparmiare energie mentali. Si tratta delle euristiche (o pensiero intuitivo) che possono assumere forme diverse: regole empiriche, decisioni basate sul buon senso o su pareri di esperti. […]

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Stato/Chang

Ha-Joon Chang – Economia Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

Quando le societa’ transnazionali evadono le imposte  operando sui prezzi di trasferimento, sfruttano (senza pagarli) fattori produttivi collettivi finanziati dal gettito fiscale: istruzione, ricerca e sviluppo.
In altre parole, l’economia del paese ospite sovvenziona tali societa’

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Capitalismo/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – ilSaggiatore (2016)

I produttori piu’ importanti sono oggi le grandi corporation che danno lavoro a centinaia di migliaia e talvolta anche a milioni di lavoratori in decine di paesi.
Le 200 corporation piu’ grandi producono circa il 10 per cento dei beni e dei servizi mondiali. Si stima che il 30-50 per cento del commercio internazionale di beni industriali sia in realta’ costituito da scambi intraziendali o dal passaggio di input e output all’interno della stessa impresa multinazionale o transnazionale, con operazioni in piu’ paesi.
Il fatto che la fabbrica di motori Toyota a Chonburi, in Thailandia, «venda» i suoi prodotti agli impianti di assemblaggio Toyota in Giappone o in Pakistan puo’ essere considerato un export thailandese verso questi paesi, ma non si tratta di vere transazioni di mercato. I prezzi dei prodotti scambiati in questo modo sono dettati dalle sedi centrali giapponesi, non dalla concorrenza di mercato.

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Finanziarizzazione/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioniper l’uso – ilSaggiatore (2015)

Negli ultimi vent’anni, la proliferazione di strumenti finanziari di vario tipo, in grado di generare alti profitti in poco tempo, ha reso gli azionisti ancora piu’ impazienti. Per esempio, in Gran Bretagna la durata media della detenzione di azioni, gia’ passata dai cinque anni della meta’ degli anni sessanta ai due degli ottanta, e’ crollata a circa 7,5 mesi alla fine del 2007. […] La conseguenza e’ stata la nascita di «alleanze scellerate» tra i manager professionisti e la crescente schiera di azionisti con visione di breve termine, uniti dallo slogan «massimizzare il valore per gli azionisti». Il patto prevedeva salari astronomici ai dirigenti in cambio, appunto, di profitti massimi nel breve termine, anche a spese della qualita’ del prodotto e del benessere dei dipendenti, e la distribuzione agli azionisti della maggiore percentuale possibile di tali utili, sotto forma di dividendi e operazioni di buy-back (riacquisto delle proprie azioni da parte della societa’ per sostenerne il prezzo).
[…] In genere queste pratiche lasciano all’azienda poche risorse per investire in attrezzature, ricerca e sviluppo e formazione, riducendone la produttivita’ di lungo termine e quindi la competitivita’.

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