Economia di mercato/Klein

Naomi Klein – No logo – BUR (2010)

Il chiodo fisso dei costruttori di megastore e’ «creare una destinazione». Non si tratta infatti di realizzare strutture per il semplice shopping: questi centri sono in realta’ luoghi da visitare, spesso meta di veri e propri pellegrinaggi rituali da parte dei turisti […]
La tremenda ironia di questi surrogati e’ che si stanno dimostrando estremamente competitivi rispetto alle loro controparti autentiche: i veri centri cittadini.

Info:
https://www.anobii.com/books/No_Logo/9788884900074/017732114b39814fc1
http://www.musil.it/letture/NoLogo/NoLogo-recensione.htm

Economia di mercato/Bauman

Zygmunt Bauman – Capitalismo parassitario – Laterza (2009)

Il consumismo di oggi non consiste nell’accumulare oggetti, ma nel goderne una tantum.
Perche’ dunque il «pacchetto di conoscenze» acquisito a scuola o all’universita’ dovrebbe essere esentato da tale regola universale?
Nel vortice del cambiamento e’ molto piu’ attraente la conoscenza adatta all’utilizzo immediato e una tantum […] Nel nostro mondo volatile di cambiamenti istantanei ed erratici, le abitudini consolidate, gli schemi cognitivi solidi e le preferenze di valore stabili – obiettivi ultimi dell’istruzione ortodossa – diventano handicap […]
Vivere in un mondo in cui le regole cambiano durante la partita e una regola non rimane quasi mai valida piu’ del tempo necessario a impararla e memorizzarla.
I tassi di successo ottenuti con le risposte apprese ed esercitate in condizioni di routine si riducono rapidamente; lo slogan di oggi e’ «flessibilita’». La capacita’ di abbandonare rapidamente le abitudini correnti diventa piu’ importante del saperne apprendere di nuove.

Info:
https://www.anobii.com/books/Capitalismo_parassitario/9788842090984/01abb5bcf2e0394500
http://www.quilibri.eu/ledera-infestante-del-capitalismo-moderno-la-lucida-analisi-di-zygmunt-bauman/

Economia di mercato/Bauman

Zygmunt Bauman – Capitalismo parassitario – Laterza (2009)

Questa nostra societa’ e’ una societa’ di consumatori e anche la cultura, come tutto il resto del mondo visto-e-vissuto dai consumatori, diventa un emporio di prodotti destinati al consumo, ciascuno dei quali si trova in concorrenza con gli altri per conquistare l’attenzione mutevole/vagante dei potenziali consumatori […]
Se il mondo popolato di consumatori somiglia ormai a uno di quei grandi magazzini in cui si vende «tutto cio’ che ti occorre e che riesci a sognare», la cultura si sta trasformando in uno dei suoi reparti. Anche qui, come in altri reparti, gli scaffali sono stracolmi di merci e vengono riforniti quotidianamente, e le casse sono adornate dalla pubblicita’ delle nuove offerte, destinata a sparire ben presto con le attrattive che promuove. Sia le merci che i messaggi pubblicitari sono pensati per suscitare voglie e innescare desideri […] Diversamente dall’era della costruzione delle nazioni, la cultura liquido-moderna non ha «persone» da «coltivare», ma clienti da sedurre.

Info:
https://www.anobii.com/books/Capitalismo_parassitario/9788842090984/01abb5bcf2e0394500
http://www.quilibri.eu/ledera-infestante-del-capitalismo-moderno-la-lucida-analisi-di-zygmunt-bauman/

Capitalismo/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)

Siamo stati istruiti e addestrati a considerare i negozi come farmacie traboccanti di medicamenti per curare o almeno alleviare ogni malattia e afflizione della nostra vita individuale e collettiva. I negozi e lo shopping acquisiscono pertanto una vera e piena dimensione escatologica. I supermercati […] sono diventati le nostre cattedrali; e di conseguenza, mi sia consentito di aggiungere, la lista della spesa e’ diventata il nostro breviario, le processioni nei centri commerciali i nostri pellegrinaggi.
Nulla ci emoziona e ci riempie di entusiasmo come acquistare per impulso e scartare oggetti che non ci piacciono piu’ per sostituirli con altri, piu’ invitanti. La pienezza della gioia del consumo equivale alla pienezza della vita. Compro, ergo sono. Comprare o non comprare, questo e’ il problema. Per i consumatori senza accesso al mercato, i veri poveri di oggi, il non poter acquistare e’ lo stigma odioso e doloroso di una vita incompiuta, la conferma della propria nullita’ e incapacita’. Non semplicemente l’assenza di ogni piacere, bensi’ l’assenza della dignita’ umana, l’impossibilita’ di dare un senso alla propria vita e, da ultimo, la privazione stessa di umanita’, autostima e rispetto per gli altri.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127346
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/
https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2

Economia di mercato/Akerlof

George A. Akerlof, Robert Shiller – Ci prendono per fessi. L’economia della manipolazione e dell’inganno – Mondadori (2016)

Possiamo pensare la nostra vita economica come se ciascuno di noi, quando si reca a fare acquisti o e’ chiamato a prendere decisioni economiche, avesse una «scimmia sulla spalla»: questa scimmia rappresenta le nostre debolezze, che gli operatori di mercato hanno imparato a sfruttare da tempo immemorabile. A causa di tali debolezze molte delle nostre scelte hanno ben poco a che fare con cio’ che «vogliamo davvero», o, per dirla in altro modo, con cio’ che ci fa bene. Noi siamo perlopiu’ inconsapevoli della scimmia sulla spalla. Cosi’, in assenza di freni al mercato, ci ritroviamo in un equilibrio economico in cui a dirigere la musica sono le scimmie sulla spalla […]
Siamo raggirabili perche’ vogliamo ricambiare i doni e i favori ricevuti, perche’ vogliamo essere gentili con le persone che ci piacciono, perche’ non vogliamo disobbedire all’autorita’, perche’ tendiamo a seguire gli altri sui comportamenti da assumere, perche’ vogliamo che le nostre decisioni abbiano un’intrinseca coerenza, e perche’ non vogliamo rimetterci […]
[Ma a] ciascuna di queste inclinazioni corrisponde una serie di comuni espedienti commerciali.

info:
https://www.anobii.com/books/Ci_prendono_per_fessi/9788804663225/01420d2b6780d8a289

Capitalismo/Calenda

Carlo Calenda – Orizzonti selvaggi Capire la paura e ritrovare il coraggio – Feltrinelli (2018)

Dieci fallimenti [della globalizzazione] […] Qual è oggi l’eredità del progetto egemonico dell’Occidente? Partiamo da ciò che è andato storto:
[…] Il lavoro è diventato una materia prima, una commodity come tutte le altre
[…] Globalizzazione, innovazione tecnologica e politiche economiche liberiste hanno determinato un aumento senza precedenti delle diseguaglianze nei paesi occidentali e un impoverimento della classe media
[…] Sono falliti tutti i negoziati multilaterali dell’Organizzazione mondiale del commercio che avrebbero dovuto riequilibrare i flussi commerciali, aprendo progressivamente le economie emergenti ai nostri beni e servizi
[
…] La distribuzione dei carichi fiscali è diventata meno equa
[…] La finanza non è diventata solo globale ma anche ipertrofica e sregolata e dunque un fattore di instabilità
[…][L’]apertura selettiva ai flussi finanziari stranieri da parte dei paesi emergenti ha determinato un altro fenomeno paradossale
[…] La diffusione della società di consumo di massa nei paesi emergenti non ha comportato, nella maggioranza dei casi, l’adozione di modelli culturali e istituzionali occidentali
[…] La sostituzione indolore dell’industria manifatturiera con quella dei servizi non è avvenuta
[…] La crescita dei consumi mondiali pone un enorme problema di sostenibilità del modello di sviluppo
[…] Il mondo non ha raggiunto un assetto stabile

Dieci successi […] L’eredità di questi primi trent’anni di iperglobalizzazione è tutt’altro che esclusivamente negativa. Per molti versi l’umanità, nel suo complesso, proprio grazie al progetto messo in campo dall’Occidente,
è incredibilmente progredita:
[…] Più di un miliardo di persone sono uscite dalla povertà nei paesi in via di sviluppo (in particolare in Asia) grazie alla globalizzazione
[…] L’accesso alle cure mediche e all’educazione primaria si è ampliato
[…] Il mondo si è a tutti gli effetti globalizzato economicamente
[…] La competizione con i paesi emergenti ha promosso lo sviluppo di un tessuto produttivo posizionato su beni e servizi a più alto valore aggiunto nelle economie mature
[…] La spinta all’innovazione tecnologica
[…] I prezzi dei beni di consumo sono diminuiti in Occidente
[…] L’aumento della classe media mondiale rappresenta uno straordinario potenziale per le economie mature che risentono strutturalmente di una crescita più debole
[…] I paesi sono più interdipendenti economicamente e finanziariamente
[…] L’internazionalizzazione della conoscenza e la mobilità di studenti, professori e professionisti ha “rimpicciolito” il mondo
[…] nata una fitta rete di istituzioni di governance internazionale (G20, G7, Wto, Ocse ecc.), spesso con pochi poteri effettivi ma con un fondamentale ruolo di contatto tra nazioni.

Info:
https://formiche.net/2018/11/orizzonti-selvaggi-recensione-al-libro-carlo-calenda/
https://www.anobii.com/books/Orizzonti_selvaggi/9788807173509/01492fb65e34e746eb

Stato/Bauman

Zygmunt Bauman – Capitaslismo parassitario – Laterza (2009)

La sostanza del capitalismo […] e’ l’incontro tra capitale e lavoro. Lo scopo di questo incontro e’ una transazione commerciale: il capitale acquista il lavoro. Per la riuscita di questa transazione vanno soddisfatte due condizioni: il capitale dev’essere in grado di comprare e il lavoro dev’essere «vendibile», cioe’ sufficientemente attraente per il capitale da essere comprato. Il compito principale (la «legittimazione«) dello Stato capitalista e’ provvedere a che entrambe le condizioni siano soddisfatte. Lo Stato deve fare dunque due cose. Primo, sovvenzionare il capitale nel caso quest’ultimo rimanga a corto del denaro necessario per acquistare la forza produttiva del lavoro. E secondo, garantire che valga la pena acquistare il lavoro, cioe’ che la manodopera sia in grado di sopportare le fatiche del lavoro di fabbrica, e dunque che sia forte e in buona salute, non malnutrita, e debitamente istruita alle competenze e alle abitudini comportamentali indispensabili per le occupazioni industriali (spese, tutte queste, che gli aspiranti datori di lavoro capitalistici difficilmente potrebbero permettersi: se dovessero sostenerle loro, il costo dell’assunzione di manodopera diventerebbe esorbitante) […]
Ma quello che stava avvenendo in realta’ era una transizione dalla societa’ «solida» dei produttori alla societa’ «liquida» dei consumatori. La fonte primaria di accumulazione capitalistica si trasferiva dall’industria al mercato dei consumi. Per mantenere in vita il capitalismo non era piu’ necessario «rimercificare» il capitale e il lavoro per rendere possibile la transazione di compravendita del lavoro: adesso servivano sovvenzioni statali per consentire al capitale di vendere merci e ai consumatori di comprarle. Il credito era il congegno magico per assolvere (si sperava) a questo doppio compito: e ora possiamo dire che nella fase liquida della modernita’ lo Stato e’ «capitalista» nella misura in cui garantisce la disponibilita’ continua di credito e la capacita’ continua dei consumatori di ottenerlo.

Info:
https://www.anobii.com/books/Capitalismo_parassitario/9788842090984/01abb5bcf2e0394500
http://www.quilibri.eu/ledera-infestante-del-capitalismo-moderno-la-lucida-analisi-di-zygmunt-bauman/