Economia di mercato/Mathieu

Vittorio Mathieu – Filosofia del denaro. Dopo la morte di Keynes – Armando (1985)

La merce diviene economicamente attiva quando fa lavorare.
L'”esser prodotta” da un lavoro non le conferisce, di per se, nessun valore, attivita’, efficacia.
La merce non e’ che un passaggio, perche’ e’ un passato, mentre l’intero valore economico dipende al futuro.
Il passato, cio’ che e’ stato fatto,
puo’ bensi’ soddisfare a un bisogno: ma se si limita a questo viene consumato, e quindi non serve a produrre.
Perche’ serva a produrre occorre che, oltre al passato, ci sia un passaggio verso il futuro, e questo non e’ un fatto (un prodotto), bensi’ un’attivita’ (un lavoro) […] di questa attivita’ reale il denaro e’ l’equivalente.

Economia di mercato/Harvey

David Harvey – Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo – Feltrinelli (2014)

Lavoro, terra e moneta […] non sono ovviamente delle merci […]. Il lavoro e’ soltanto un altro nome per un’attivita’ umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non e’ prodotta per essere venduta ma per ragioni del tutto diverse, ne questo tipo di attivita’ puo’ essere distaccato dal resto della vita, essere accumulato o mobilitato.
La terra e’ soltanto un altro nome per la natura che non e’ prodotta dall’uomo, la moneta infine e’ soltanto un simbolo del potere d’acquisto che di regola non e’ affatto prodotto ma si sviluppa attraverso il meccanismo della banca o della finanza di stato.
Nessuno di questi elementi e’ prodotto per la vendita.
La descrizione, quindi, del lavoro, della terra e della moneta come merce e’ interamente fittizia.

Info:
https://www.anobii.com/books/Diciassette_contraddizioni_e_la_fine_del_capitalismo/9788807105098/01fd0894dd446aabd4
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/3569-david-harvey-qdiciassette-contraddizioni-e-la-fine-del-capitalismoq.html

Economia di mercato/Tirole

Jean Tirole – Economia del bene comune – Mondadori (2017)

Chi manifesta inquietudine nei confronti dell’impatto del mercato sul patto sociale accomuna spesso tre preoccupazioni.
Prima preoccupazione: il mercato rafforzerebbe l’egoismo dei suoi attori, rendendoli meno capaci di legami affettivi verso gli altri […]
Seconda preoccupazione: il mercato incoraggerebbe l’allontanamento dei cittadini dalle istituzioni tradizionali, come i loro luoghi d’origine e le loro famiglie allargate, indebolendo così i legami con la società che li circonda […]
Terza preoccupazione: il mercato […] permetterebbe ai cittadini di prendere in considerazione determinate transazioni che altrimenti sarebbero impensabili – vendere i loro organi o le loro prestazioni sessuali, per esempio –, ponendo così certi aspetti della sfera intima sullo stesso piano delle più banali negoziazioni commerciali.

Info:
https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-05-27/incentivi-bene-comune—193337.shtml?uuid=AEhxGePB&refresh_ce=1
https://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/03/jean-tirole-trump-ha-ucciso-laccordo-sul-clima-e-la-prova-che-non-funz/34473/

Economia di mercato/Harari

Yuval Noah Harari – 21 lezioni per il XXI secolo – Bompiani (2018)

Entro il 2050, non soltanto l’idea di “un posto di lavoro per la vita”, ma addirittura l’idea di “una professione per la vita” potrebbe apparire antidiluviana.
Anche se potessimo continuare a inventare nuovi posti di lavoro e riqualificare la forza lavoro, dovremmo chiederci se l’umano medio riuscira’ ad avere la resistenza emotiva necessaria per una vita costellata da questi sconquassi senza fine.
Il cambiamento e’ sempre fonte di stress, e il mondo frenetico degli inizi del XXI secolo ha causato un’epidemia globale di stress.
Quando la volatilita’ del mercato del lavoro e delle carriere individuali aumentera’, ci si chiede se saremo in grado di gestirla.

Info:
https://www.librinews.it/recensioni/21-lezioni-xxi-secolo-recensione/
https://www.anobii.com/books/21_lezioni_per_il_XXI_secolo/9788845297052/014a7e4880dd929fce

Economia di mercato/Castronovo

Valerio Castronovo – Le rivoluzioni del capitalismo – Laterza (2007)

La portata innovativa dell’impostazione keynesiana stava nel fatto che essa contrastava con il principio, fino ad allora generalmente accettato, del pareggio del bilancio su base annua, quale garanzia tanto di una gestione responsabile della cosa pubblica quanto della solvibilita’ finanziaria dello Stato.
Non per questo l’economista di Cambridge negava l’esigenza di far quadrare i conti, ma egli riteneva che il pareggio del bilancio pubblico avrebbe potuto essere realizzato grazie agli attivi che, una volta stabilizzato il ciclo, si sarebbero conseguiti, tramite le leve del prelievo fiscale, negli anni di espansione.
Il ruolo che veniva cosi’ attribuito allo Stato, attraverso la manovra del saldo del bilancio pubblico, segno’ una svolta radicale rispetto al passato, a una concezione ispirata fondamentalmente ai principi del laissez faire.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_rivoluzioni_del_capitalismo/9788842047797/01e9a8dbdfb75d1edf

Economia di mercato/Crouch

Colin Crouch – Il potere dei giganti. Perche’ la crisi non ha sconfitto il neoliberismo – Laterza (2014)

[Il] primo [fattore] e’ la tendenza crescente dei governi a subappaltare molte delle loro attivita’ a imprese private, che si trovano cosi’ coinvolte nella definizione di politiche pubbliche. Il secondo e’ lo sviluppo della cosiddetta “responsabilita’ sociale dell’impresa”, un processo in base al quale le aziende si assumono compiti che vanno al di la’ della loro pura attivita’ economica, trovandosi, ancora una volta, a fare politiche pubbliche.
Il terzo 
fattore e’ quello che abbiamo segnalato all’inizio: la crisi finanziaria degli anni 2008-2009 non ha minimamente messo in discussione il ruolo dei giganti aziendali, specialmente finanziari, nella societa’ contemporanea, ma piuttosto non ha fatto altro che accrescerne il potere.

Info:
http://tempofertile.blogspot.com/2013/09/colin-crouch-il-potere-dei-giganti.html
https://tramedoro.eu/?p=2447
https:/www.pandorarivista.it/articoli/disuguaglianze-intervista-colin-crouch/

Economia di mercato/Mathieu

Vittorio Mathieu – Filosofia del denaro. Dopo la morte di Keynes – Armando (1985)

Il valore del denaro: ovvero quella ricchezza di cui il denaro e’ “deposito”.
Il denaro, poiche’ comanda un servizio (ancora indeterminato), e’ lavoro potenziale, capacita’ di ottenere prestazioni.
La ricchezza e’ capacita’ di far lavorare, ottenendo da altri prestazioni ancora da determinare. A differenza di un contratto, in cui il firmatario si impegna a una prestazione determinata, il denaro rende il suo possessore beneficiario di prestazioni che si sa, bene o male, a quanto ammonteranno, ma non si sa in che cosa consistano, né da chi saranno fornite.
Tuttavia il denaro ha valore perche’ questa strana obbligazione esiste: se nessuno si presentasse a farvi fronte, il mio denaro potrei buttarlo via.
Il denaro e’ misura di ogni valore, cioe’ di ogni ricchezza, perche’ e’ capacita’ di far lavorare altri per convenienza.

Economia di mercato/Chang

Ha-Joon Chang – 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo – ilSaggiatore (2012)

Per costruire una fabbrica ci vogliono mesi, se non anni, mentre per accumulare il know how tecnologico e organizzativo per una societa’ di livello mondiale servono decenni. Le attivita’ finanziarie, invece, possono essere movimentate e riorganizzate in minuti, se non secondi.
Questo estremo divario ha creato grossi problemi, perche’ il capitale finanziario e’ «impaziente» e alla ricerca di guadagni di breve periodo.
Nel breve periodo questo crea instabilita’ economica, perche’ il capitale liquido si muove per il mondo in tempi molto brevi e in modi «irrazionali» […]
La cosa piu’ grave e’ che, nel lungo periodo, cio’ porta a una debole crescita di produttivita’, perche’ gli investimenti di lungo periodo vengono tagliati per soddisfare il capitale impaziente.

Info:
https://www.anobii.com/books/23_cose_che_non_ti_hanno_mai_detto_sul_capitalismo/9788842817765/012bbaa6060194138a
http://www.mangialibri.com/libri/23-cose-che-non-ti-hanno-mai-detto-sul-capitalismo

Economia di mercato/Harari

Yuval Noah Harari – 21 lezioni per il XXI secolo – Bompiani (2018)

Durante la corsa presidenziale statunitense del 2016, il principale riferimento alle interferenze tecnologiche consisteva nello scandalo delle e-mail di Hillary Clinton, e benche’ tutti parlassero della perdita di posti di lavoro, nessun candidato ha messo in evidenza il potenziale impatto dell’automazione.
Donald Trump ha alimentato le preoccupazioni degli elettori con l’argomento che i messicani e i cinesi sottrarranno loro il posto di lavoro, e che per difendersi da questa minaccia essi dovrebbero erigere un muro lungo il confine fra Stati Uniti e Messico.
Non ha mai messo in guardia gli elettori rispetto al fatto che gli algoritmi causeranno la perdita di tanti posti di lavoro, né ha proposto loro di costruire un firewall per isolare la California, dove si progettano questi algoritmi.

Info:
https://www.librinews.it/recensioni/21-lezioni-xxi-secolo-recensione/
https://www.anobii.com/books/21_lezioni_per_il_XXI_secolo/9788845297052/014a7e4880dd929fce