Populismo/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)

Mentre la sofferenza economica di molti europei e’ certamente reale, i nazionalisti sbagliano nel diagnosticarne la causa.
La realta’ e’ che si puo’ criticare l’Ue per come ha gestito la crisi; ma non le si puo’ anche addossare la colpa degli squilibri che hanno alimentato i conflitti economici globali dal 2008 in poi, e che riflettono un fenomeno molto più ampio, la globalizzazione.
Alcuni hanno usato le deludenti esperienze in fatto di globalizzazione come pretesti per tornare al protezionismo e ai presunti bei tempi in cui i confini nazionali erano saldi. Altri, ricordando con nostalgia uno Stato nazionale che in realta’ non è mai esistito, si aggrappano alla sovranita’ nazionale per rifiutare l’ulteriore integrazione europea. Sia gli uni che gli altri mettono in dubbio le fondamenta del progetto europeo. Ma sono privi di memoria, e fuorviati dalla nostalgia.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127346
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/

https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2

Europa/Grossouvre

Henri Grossouvre – Parigi, Berlino, Mosca. Geopolitica dell’indipendenza europea – Fazi (2004)

Le importanti scommesse che decideranno della nostra sorte a breve termine trascendono le tradizionali distinzioni destra/sinistra e possono essere formulate nelle seguenti domande:
– qual’ e’ lo scopo finale dell’Unione Europea, e a favore di chi operiamo trasferimenti di sovranita’, per quale politica estera, con quali alleati?
– l’Europa non deve essere altro che un grande mercato, capace di offrire degli sbocchi ai prodotti americani e soldati per le guerre, o puo’ impostare una politica propria?
– la globalizzazione liberista e’ ineluttabile, o esistono delle alternative?

Info:
http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Librieriviste/recensioni/parigiberlinomosca.htm
http://www.caffeeuropa.it/pensareeuropa/259gollismo.html

Populismo/Feltri

Stefano Feltri – Populismo sovrano – Einaudi (2018)

Questi leader [populisti], e i loro elettori, sono cresciuti in un’epoca in cui le conquiste della cooperazione erano cosi’ consolidate che potevano essere rimesse in discussione in nome della liberta’ individuale, dei singoli, degli Stati, delle Regioni.
Sono tutti nati in un’epoca di pace, e quindi la pace la danno per scontata. Non propongono di tornare a un mondo diverso, perche’ l’eta’ mitica in cui gli Stati erano autonomi e gli elettori liberi di poter decidere il proprio futuro senza condizionamenti esterni non e’ mai esistita.
E l’ultima stagione del benessere che questi politici e i loro elettori ricordano – il quindicennio tra la meta’ degli anni Ottanta e la fine dei Novanta – e’ proprio quello in cui si e’ costruita la globalizzazione che ora vogliono smantellare.
Gli eurocritici e i cantori della sovranita’ non vogliono ricostruire un equilibrio distrutto dal capitale, dalle multinazionali, dalla tecnologia. Evocano semplicemente, senza mai offrire dettagli sul come, il quando e il cosa, un assetto diverso. Che, nel concreto, si traduce spesso nella promessa di fruire dei benefici della globalizzazione senza affrontarne gli impegni e i costi che comporta.

Info:
https://www.corriere.it/cultura/18_aprile_12/stefano-feltri-populismo-sovrano-einaudi-bf94cf06-3e62-11e8-aea7-b22f62e05f02.shtml
https://www.letture.org/populismo-sovrano-stefano-feltri/
https://www.lavoce.info/archives/52126/cosa-unisce-populismi-destra-sinistra/

Populismo/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)


In effetti, poiche’ tutt’e tre le gambe – militare, economica e culturale – su cui si regge lo sgabello ormai precario della sovranita’ politica degli Stati territoriali nazionali vengono erose, distrutte e travolte dalle ondate crescenti di globalizzazione che investono la finanza, i commerci e l’informazione, e’ possibile che questa si riveli l’unica «saggezza politica» che un numero sempre maggiore di leader politici (o aspiranti tali) cerca, trova e utilizza, non avendo da offrire molto altro ai propri elettori, se non una «coscienza dell’unita’» radicata in un remoto e torbido passato che sembra trovare sonora conferma negli scaltri complotti e nelle occulte trame orditi da «loro» – gli sconosciuti, i forestieri, gli estranei che si accalcano alle nostre porte e tra noi.

Info:
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/
https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127346

Europa/Mounk

Yascha Mounk – Popolo vs. Democrazia – Feltrinelli (2018)

Fino a poco tempo fa l’Unione Europea veniva salutata come il modello di una nuova forma di organizzazione politica. In un mondo che stava subendo una rapida globalizzazione e che fronteggiava sfide politiche sempre piu’ complesse, le nazioni dell’Europa occidentale, relativamente piccole, avevano buone ragioni di mettere in comune le risorse. E poiche’ i leader politici che dominavano la scena continentale erano uniti nell’aspirare a un’Europa piu’ integrata, era facile credere che alla fine i loro elettori avrebbero fatto lo stesso […] Cosi’, la fondata preoccupazione per il passato ipernazionalistico dell’Europa combaciava perfettamente con il desiderio idealistico di un futuro sovranazionale. Molti scienziati politici erano convinti che il nazionalismo fosse “destinato, con il progredire dello sviluppo, a perdere la sua utilita’ e a diventare marginale […]
[Ma] i residenti dei vari paesi europei erano molto piu’ legati alla cultura nazionale, e molto piu’ restii a considerarsi innanzitutto europei, di quanto non avessi voluto credere […] Cosi’, quando all’inizio del Ventunesimo secolo i cittadini di alcuni paesi europei hanno avuto la possibilita’ di votare sulla portata dell’integrazione europea, il livello della loro opposizione ha sconcertato la classe politica. In rapida successione, i francesi, gli olandesi e gli irlandesi hanno votato contro la proposta di interventi per aumentare l’integrazione.

Info:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/12/yascha-mounk-il-populismo-fa-paura-ma-nel-lungo-periodo-la-democrazia-/38075/

Neoliberismo/Castronovo

Valerio Castronovo – Le rivoluzioni del capitalismo – Laterza (2007)

La globalizzazione dell’economia e’ stata […] consacrata dalla firma nel 1994 dell’«Uruguay Round», con cui si e’ chiuso l’ultimo capitolo del vecchio ordinamento basato su sistemi regionali di preferenze tariffarie. Si sono poste cosi’ le premesse per un passaggio al multilateralismo verso la meta finale dell’unicita’ del mercato mondiale. E cio’ comportera’ tanto una maggior interdipendenza economica quanto una concorrenza sempre piu’ serrata fra i diversi attori. Sta di fatto che fin d’ora s’e’ accesa una specie di “guerra fredda” fra i paesi piu’ avanzati, anche in quanto alfieri di differenti modelli di capitalismo […] Le squadre che si contendono il primato sono fondamentalmentetre, ognuna delle quali corrisponde a una determinata area geografica: l’Europa comunitaria allargata ad alcuni paesi ex comunisti dell’Est, con al vertice la Germania riunificata; l’America del Nord, sempre piu’ stretta agli Stati Uniti dopo gli accordi di libero scambio siglati nel novembre 1993 fra Washington, il Canada e il Messico; l’Asia orientale con la leadership del Giappone ma con un nugolo di paesi del subcontinente in forte crescita, più la Cina in via di rapida espansione.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_rivoluzioni_del_capitalismo/9788842047797/01e9a8dbdfb75d1edf

Capitalismo/Calenda

Carlo Calenda – Orizzonti selvaggi Capire la paura e ritrovare il coraggio – Feltrinelli (2018)

Dieci fallimenti [della globalizzazione] […] Qual è oggi l’eredità del progetto egemonico dell’Occidente? Partiamo da ciò che è andato storto:
[…] Il lavoro è diventato una materia prima, una commodity come tutte le altre
[…] Globalizzazione, innovazione tecnologica e politiche economiche liberiste hanno determinato un aumento senza precedenti delle diseguaglianze nei paesi occidentali e un impoverimento della classe media
[…] Sono falliti tutti i negoziati multilaterali dell’Organizzazione mondiale del commercio che avrebbero dovuto riequilibrare i flussi commerciali, aprendo progressivamente le economie emergenti ai nostri beni e servizi
[
…] La distribuzione dei carichi fiscali è diventata meno equa
[…] La finanza non è diventata solo globale ma anche ipertrofica e sregolata e dunque un fattore di instabilità
[…][L’]apertura selettiva ai flussi finanziari stranieri da parte dei paesi emergenti ha determinato un altro fenomeno paradossale
[…] La diffusione della società di consumo di massa nei paesi emergenti non ha comportato, nella maggioranza dei casi, l’adozione di modelli culturali e istituzionali occidentali
[…] La sostituzione indolore dell’industria manifatturiera con quella dei servizi non è avvenuta
[…] La crescita dei consumi mondiali pone un enorme problema di sostenibilità del modello di sviluppo
[…] Il mondo non ha raggiunto un assetto stabile

Dieci successi […] L’eredità di questi primi trent’anni di iperglobalizzazione è tutt’altro che esclusivamente negativa. Per molti versi l’umanità, nel suo complesso, proprio grazie al progetto messo in campo dall’Occidente,
è incredibilmente progredita:
[…] Più di un miliardo di persone sono uscite dalla povertà nei paesi in via di sviluppo (in particolare in Asia) grazie alla globalizzazione
[…] L’accesso alle cure mediche e all’educazione primaria si è ampliato
[…] Il mondo si è a tutti gli effetti globalizzato economicamente
[…] La competizione con i paesi emergenti ha promosso lo sviluppo di un tessuto produttivo posizionato su beni e servizi a più alto valore aggiunto nelle economie mature
[…] La spinta all’innovazione tecnologica
[…] I prezzi dei beni di consumo sono diminuiti in Occidente
[…] L’aumento della classe media mondiale rappresenta uno straordinario potenziale per le economie mature che risentono strutturalmente di una crescita più debole
[…] I paesi sono più interdipendenti economicamente e finanziariamente
[…] L’internazionalizzazione della conoscenza e la mobilità di studenti, professori e professionisti ha “rimpicciolito” il mondo
[…] nata una fitta rete di istituzioni di governance internazionale (G20, G7, Wto, Ocse ecc.), spesso con pochi poteri effettivi ma con un fondamentale ruolo di contatto tra nazioni.

Info:
https://formiche.net/2018/11/orizzonti-selvaggi-recensione-al-libro-carlo-calenda/
https://www.anobii.com/books/Orizzonti_selvaggi/9788807173509/01492fb65e34e746eb

Economia di mercato/Silver

Beverly J. Silver – Le forze del lavoro Movimenti operai e globalizzazione dal 1870 – Bruno Mondadori (2008)

Spesso la crisi dei movimenti operai e’ stata interpretata come un effetto dell’iper-mobilita’ del capitale produttivo nel tardo  novecento, che ha creato un mercato del lavoro unico in cui tutti i lavoratori sono costretti a competere gli uni contro gli altri su scala planetaria. […] Con lo spostamento della produzione (o anche solo con la minaccia di farlo) «dall’altra parte del mondo», le aziende multinazionali hanno innalzato il livello di concorrenza tra «l’enorme massa di lavoratori non sindacalizzati» e messo sotto pressione «il movimento operaio internazionale » Di conseguenza il potere contrattuale dei lavoratori e’ diminuito, lasciando spazio a una “corsa verso il basso” dei salari e delle garanzie per i lavoratori […]
Secondo altri studiosi, le conseguenze fondamentali dell’iper-mobilita’ del capitale sui movimenti operai sarebbero da ricercarsi piuttosto nei suoi effetti indiretti. Da questo punto di vista, l’iper-mobilita’ del capitale indebolisce di fatto la sovranita’ dello stato, e piu’ gli stati perdono la capacita’ di controllare con efficacia i flussi di capitale, piu’ diminuisce anche la loro capacita’ di proteggere il tenore di vita dei propri cittadini e i diritti dei lavoratori […] Gli stati che insistono nel mantenere un patto sociale costoso con i propri cittadini, comprese le proprie classi operaie, rischiano di essere tagliati fuori dai flussi di investimento […]
Un’altra spiegazione importante della crisi del movimento operaio da’ rilievo non tanto alle conseguenze della mobilita’ del capitale, quanto alle trasformazioni dell’organizzazione dei processi di produzione. Queste trasformazioni (o “innovazioni di processo”), sono viste da molti come il fattore che ha minato alla base il potere contrattuale dei lavoratori […]
La classe operaia risulta quindi disaggregata e disorganizzata strutturalmente, e quindi tende ad accostarsi a una «politica del risentimento» piu’ che ai «sindacati operai tradizionali e alla politica delle sinistre».

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_forze_del_lavoro/9788861592117/013ceb1c2bb826dec4

Europa/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – L’euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa – Einaudi (2017)

La globalizzazione non e’ altro che la maggiore integrazione fra i paesi del mondo, e in nessun altro luogo questa integrazione e’ stata portata ai livelli dell’Europa.
Il dibattito e’ in corso: che cosa occorre perche’ la globalizzazione funzioni? Che cosa succede se la globalizzazione non funziona come dovrebbe? Quali sono i vantaggi, e quali i costi? Chi raccoglie i vantaggi, e chi si accolla i costi? I successi e i fallimenti dell’Europa sono visti come insegnamenti sia per l’integrazione regionale sia per la globalizzazione. I problemi legati alla creazione di un’unita’ monetaria efficace in Europa hanno smorzato l’entusiasmo altrove, per esempio in Africa e in Asia, verso questa forma di integrazione economica.
Emerge un aspetto fondamentale: l’integrazione economica – ossia la globalizzazione – fallisce se procede a un ritmo piu’ sostenuto rispetto a quella politica, e per una ragione molto semplice. Con la maggiore integrazione, i paesi diventano piu’ interdipendenti.
Nel momento in cui sono piu’ interdipendenti, le azioni di un paese hanno effetti sugli altri. Da qui scaturisce la forte esigenza di un’azione collettiva, per fare in modo che ciascuno agisca il piu’ possibile in modo da favorire gli altri membri dell’Unione, anziché danneggiarli.

Info:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/stiglitz-e-possibile-salvare-l-euro/
https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-07-06/stiglitz-italexit-e-l-ultima-spiaggia-l-italia-e-meglio-restare-ma-l-euro-va-riformato-154718.shtml?uuid=AEpvLEIF&refresh_ce=1
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/stiglitz-39-39-39-italia-sufficientemente-grande-ha-176313.htm