Economia di mercato/Harvey

David Harvey – Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo – Feltrinelli (2014)

Lavoro, terra e moneta […] non sono ovviamente delle merci […]. Il lavoro e’ soltanto un altro nome per un’attivita’ umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non e’ prodotta per essere venduta ma per ragioni del tutto diverse, ne questo tipo di attivita’ puo’ essere distaccato dal resto della vita, essere accumulato o mobilitato.
La terra e’ soltanto un altro nome per la natura che non e’ prodotta dall’uomo, la moneta infine e’ soltanto un simbolo del potere d’acquisto che di regola non e’ affatto prodotto ma si sviluppa attraverso il meccanismo della banca o della finanza di stato.
Nessuno di questi elementi e’ prodotto per la vendita.
La descrizione, quindi, del lavoro, della terra e della moneta come merce e’ interamente fittizia.

Info:
https://www.anobii.com/books/Diciassette_contraddizioni_e_la_fine_del_capitalismo/9788807105098/01fd0894dd446aabd4
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/3569-david-harvey-qdiciassette-contraddizioni-e-la-fine-del-capitalismoq.html

Economia di mercato/Harari

Yuval Noah Harari – 21 lezioni per il XXI secolo – Bompiani (2018)

Entro il 2050, non soltanto l’idea di “un posto di lavoro per la vita”, ma addirittura l’idea di “una professione per la vita” potrebbe apparire antidiluviana.
Anche se potessimo continuare a inventare nuovi posti di lavoro e riqualificare la forza lavoro, dovremmo chiederci se l’umano medio riuscira’ ad avere la resistenza emotiva necessaria per una vita costellata da questi sconquassi senza fine.
Il cambiamento e’ sempre fonte di stress, e il mondo frenetico degli inizi del XXI secolo ha causato un’epidemia globale di stress.
Quando la volatilita’ del mercato del lavoro e delle carriere individuali aumentera’, ci si chiede se saremo in grado di gestirla.

Info:
https://www.librinews.it/recensioni/21-lezioni-xxi-secolo-recensione/
https://www.anobii.com/books/21_lezioni_per_il_XXI_secolo/9788845297052/014a7e4880dd929fce

Economia di mercato/Harari

Yuval Noah Harari – 21 lezioni per il XXI secolo – Bompiani (2018)

Durante la corsa presidenziale statunitense del 2016, il principale riferimento alle interferenze tecnologiche consisteva nello scandalo delle e-mail di Hillary Clinton, e benche’ tutti parlassero della perdita di posti di lavoro, nessun candidato ha messo in evidenza il potenziale impatto dell’automazione.
Donald Trump ha alimentato le preoccupazioni degli elettori con l’argomento che i messicani e i cinesi sottrarranno loro il posto di lavoro, e che per difendersi da questa minaccia essi dovrebbero erigere un muro lungo il confine fra Stati Uniti e Messico.
Non ha mai messo in guardia gli elettori rispetto al fatto che gli algoritmi causeranno la perdita di tanti posti di lavoro, né ha proposto loro di costruire un firewall per isolare la California, dove si progettano questi algoritmi.

Info:
https://www.librinews.it/recensioni/21-lezioni-xxi-secolo-recensione/
https://www.anobii.com/books/21_lezioni_per_il_XXI_secolo/9788845297052/014a7e4880dd929fce

Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Eve Chiapello – Il nuovo spirito del capitalismo – Mimesis (2014)

Per molti aspetti, il capitalismo e’ un sistema assurdo.
I lavoratori salariati hanno perso la proprieta’ del risultato del loro lavoro e la possibilita’ di condurre una vita attiva al di fuori di un rapporto di subordinazione.
Quanto ai capitalisti, si ritrovano incatenati a un processo senza fine, insaziabile, totalmente astratto e dissociato dal soddisfacimento dei bisogni di consumo, foss’anche di beni di lusso.

Info:
http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni/11716-il-nuovo-spirito-del-capitalismo.html
https://www.anobii.com/books/Il_nuovo_spirito_del_capitalismo/9788857524047/016a4f8341ba1b20a0

Economia di mercato/Castronovo

Valerio Castronovo – Le rivoluzioni del capitalismo – Laterza (2007)

[E’] innegabile che l’automazione, man mano che dai reparti d’officina s’e’ estesa agli uffici, abbia finito – combinandosi con altri fattori interni ed esterni alle imprese – per spezzare il circolo virtuoso fra crescita economica e aumento dei posti di lavoro, che da due secoli, dalla prima rivoluzione industriale, era una sorta di equazione che si riproduceva costantemente nei periodi di alta congiuntura.
Gia’ da due decenni l’elevazione degli indici di produttivita’ non ha dato piu’ luogo come in passato a un aumento proporzionale dell’occupazione nell’industria manifatturiera. Da quando il sistema informatico a rete ha sostituito quello a catena, agevolando l’adozione di tecnologie risparmiatrici di lavoro, si e’ reso inutile l’impiego di tante braccia […] Naturalmente non in tutti i settori di attivita’ il saldo occupazionale risulta negativo. Giacche’ le innovazioni, se hanno distrutto posti di lavoro nelle aziende che fabbricano manufatti, ne hanno invece creato di nuovi nelle imprese che progettano e producono attrezzature o beni e servizi destinati a rimpiazzare quelli obsoleti. D’altra parte, se l’occupazione e’ andata riducendosi in termini quantitativi, essa e’ migliorata invece sotto il profilo qualitativo, in quanto l’introduzione delle tecnologie elettroniche e dell’automazione ricorsiva hanno eliminato i carichi e i ritmi piu’ spossanti della precedente organizzazione del lavoro.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_rivoluzioni_del_capitalismo/9788842047797/01e9a8dbdfb75d1edf

Neoliberismo/Srniceck

Nick Srniceck, Alex Williams – Inventare il futuro – Produzioni Nero (2018)

Sappiamo bene che «modernizzazione» si traduce in termini pratici in tagli ai posti di lavoro e al welfare e nella privatizzazione dei servizi pubblici: oggi modernizzare significa in sostanza «neoliberalizzare ».
Stessa sorte e’ toccata alla parola «liberta’ », diventata sinonimo di liberta’ individuale, liberta’ dallo Stato e liberta’ di scegliere tra i vari beni di consumo […] limitando l’idea di liberta’ a quella da esercitare sul mercato, questa ideologia ha cavalcato anche i desideri indotti dal consumismo.

Info:
https://www.anobii.com/books/Inventare_il_futuro/9788880560098/01b82e055beaceae9c
http://www.exasilofilangieri.it/presentazione-del-libro-inventare-futuro-un-mondo-senza-lavoro-n-srnicek-williams/

Economia di mercato/Silver

Beverly J. Silver – Le forze del lavoro. movimenti operai e globalizzazione dal 1870 – Bruno Mondadori (2008)

Siamo giunti alla conclusione che non e’ possibile individuare un’industria manifatturiera che svolga oggi quel ruolo chiave nei processi di accumulazione del capitale su scala mondiale svolto dall’industria tessile e automobilistica nei due secoli passati.
L’unico che si potrebbe definire, almeno parzialmente, come il nuovo settore trainante e’ quello dei semiconduttori, che pure si discosta in maniera sostanziale dalla traiettoria classica tracciata dalle industrie automobilistica e tessile, fatta di una serie di successivi spostamenti verso i paesi a minor costo del lavoro. La manodopera impiegata in questo settore si e’ trovata infatti nei paesi a basso reddito fin dal principio cioe’ dallo stadio di innovazione, mentre la ricerca e sviluppo, il management e altre funzioni ad alto valore aggiunto sono concentrate nei paesi avanzati. Inoltre si tratta di attivita’ sempre piu’ automatizzate (compreso l’assemblaggio delle schede), e questo ne ha ridotto le potenzialita’ di crescita occupazionale […]
Un ultimo settore in rapido sviluppo in termini occupazionali e’ quello dei cosiddetti servizi alla persona, un ambito che si potrebbe anche definire come “servizi riproduttivi”, dato che si tratta della mercificazione di attivita’ che in passato venivano svolte all’interno della sfera domestica (come preparare i pasti, accudire i bambini, organizzare il tempo libero).
Si tratta di un chiaro esempio di crescita occupazionale che contrasta con la tendenza in atto in tutto il Novecento verso un crescente potere contrattuale legato al luogo di lavoro. Dotati di uno scarso potere contrattuale, gli addetti di questo settore hanno dovuto accettare condizioni di lavoro precarie, con contratti per lo piu’ a tempo parziale e/o determinato.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_forze_del_lavoro/9788861592117/013ceb1c2bb826dec4
https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/lavoratori-di-tutto-il-mondo-intervista-a-beverly-silver-parte-i

Economia di mercato/Silver

Beverly J. Silver – Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870 – Bruno Mondadori (2008)

La mobilitazione delle riserve mondiali di manodopera non solo ha danneggiato direttamente il potere di contrattazione dei lavoratori, ma ha anche contribuito a delegittimare ai loro occhi i sindacati e i partiti politici, poiche’ e’ diventato piu’ difficile per queste organizzazioni creare e distribuire vantaggi per i propri iscritti.
Come se cio’ non bastasse, gli attacchi diretti dai datori di lavoro e dagli stati contro le organizzazioni dei lavoratori (unitamente al collasso dei contratti sociali tipici del dopoguerra) hanno indebolito direttamente il potere associativo di contrattazione, oltre a determinare un’ulteriore erosione del potere di contrattazione legato al mercato, rendendo sempre piu’ difficile per le organizzazioni dei lavoratori difendere ed estendere efficacemente le politiche statali della rete di protezione sociale.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_forze_del_lavoro/9788861592117/013ceb1c2bb826dec4
https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/lavoratori-di-tutto-il-mondo-intervista-a-beverly-silver-parte-i

Economia di mercato/Harvey

David Harvey – La crisi della modernita’ – ilSaggiatore (2010)

La crescita fenomenale che si determino’ durante il boom postbellico dipendeva […] da una serie di compromessi e di nuovi posizionamenti da parte dei protagonisti del processo di sviluppo capitalistico.
Lo stato doveva assumere nuovi ruoli (keynesiani) e creare nuovi poteri istituzionali; il capitale aziendale doveva aggiustare in qualche misura la rotta per navigare piu’ tranquillamente nelle acque di una sicura redditivita’; e i lavoratori organizzati dovevano assumere nuovi ruoli e nuove funzioni in relazione al rendimento sul mercato del lavoro e nei processi produttivi. Il rapporto di forze, teso ma tuttavia saldo, fra la forza lavoro organizzata, il capitale delle grandi aziende e lo stato nazionale, che costitui’ la base del boom postbellico, non fu raggiunto per caso: esso fu il risultato di anni di lotte […]
Il fordismo postbellico deve essere visto, quindi, non tanto come un semplice sistema di produzione in serie quanto come uno stile di vita. La produzione in serie voleva dire standardizzazione del prodotto e consumo di massa; e cio’ significava un’estetica assolutamente nuova e una mercificazione della cultura che molti neoconservatori […] avrebbero poi considerato dannosa per il mantenimento dell’etica del lavoro e di altre presunte virtu’ capitalistiche.
Anche il fordismo sfrutto’ e contribui’ all’estetica del modernismo – con particolare riferimento alla propensione di quest’ultimo per la funzionalita’ e l’efficienza – in modi molto espliciti, mentre le forme dell’intervento statale (guidato da principi di razionalita’ burocratico-tecnica) e la configurazione del potere politico che davano coerenza al sistema poggiavano sulle nozioni di una democrazia economica di massa tenuta assieme da un equilibrio di interessi speciali.
Il fordismo postbellico era anche un fenomeno internazionale. Il lungo boom del dopoguerra dipendeva fondamentalmente da una massiccia espansione del commercio mondiale e dei flussi degli investimenti  internazionali.

Info: 
https://www.anobii.com/books/La_crisi_della_modernit%C3%A0/9788851520366/012ddde8b392d53a07
http://www.leparoleelecose.it/?p=10178