Capitalismo/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

Una critica diffusa al capitalismo contemporaneo sostiene che esso ricompensi i “cacciatori di rendite” piuttosto che i veri “creatori di ricchezza”.
La “caccia alla rendita” in questo contesto si riferisce al tentativo di generare reddito senza produrre niente di nuovo, ma facendosi pagare al di sopra del “prezzo di mercato”, e tagliando fuori la competizione, attraverso lo sfruttamento di particolari vantaggi (inclusa la manodopera), o, nel caso di un’industria caratterizzata dalla presenza di grandi imprese, attraverso l’abilita’ di queste ultime di impedire ad altre imprese di entrare sul mercato, ottenendo cosi’ un vantaggio monopolistico.
L’attivita’ di caccia alla rendita e’ spesso descritta in altri modi, come la prevaricazione di “quelli che prendono” (the takers) su “quelli che fanno” (the makers), o come il prevalere del capitalismo “predatorio” sul capitalismo “produttivo”.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127841
https://www.anobii.com/books/Il_valore_di_tutto/9788858127841/01dd6d24ba48fe41d4
https://www.pandorarivista.it/articoli/valore-di-tutto-mariana-mazzucato/

Economia di mercato/Jacobs

Michael Jacobs, Msariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

A meta’ del XX secolo si affermo’ la convinzione che «l’alta marea solleva tutte le barche», cioe’ che la crescita economica avrebbe portato maggiore ricchezza e un tenore di vita piu’ alto per tutte le classi sociali.
All’epoca questa opinione era supportata dai dati: nei paesi industrializzati degli anni Cinquanta e Sessanta tutti i gruppi sociali progredivano, e quelli con i redditi piu’ bassi progredivano piu’ in fretta. Nel dibattito politico ed economico che ne segui’, questa «teoria dell’alta marea» si sviluppo’ in un’idea molto piu’ specifica, che sosteneva che una politica economica regressiva (a favore delle classi piu’ ricche) alla fine avrebbe favorito tutti: le risorse date ai ricchi sarebbero inevitabilmente «filtrate» (trickle down) al resto della popolazione.
È importante chiarire che questa versione della vecchia «teoria del trickle down» non derivava dall’esperienza concreta del dopoguerra […] Diversamente da quello che ipotizzava la teoria, l’alta marea ha fatto salire solo i grandi yacht, lasciando molte delle barche piu’ piccole a infrangersi contro gli scogli, in parte perche’ la straordinaria crescita dei redditi piu’ alti ha coinciso con un rallentamento dell’economia. Il concetto del trickle down (insieme alla sua giustificazione economica, la teoria della produttività marginale) va ripensato al piu’ presto.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12017-lorenzo-cattani-note-su-ripensare-il-capitalismo-di-m-mazzucato-e-m-jacobs.html
https://www.anobii.com/books/Ripensare_il_capitalismo/9788858127445/0151bee1e81a684e52
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127445

Stato/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Lo stato innovatore – Laterza (2014)

Considerando che le imprese moderne spesso sono organizzazioni globali che fanno affari con molteplici governi che rispondono alle esigenze di altrettanti Stati sviluppisti, e’ praticamente impossibile stabilire se le imprese attive in un certo paese ricambino adeguatamente il supporto all’innovazione fornito dalle autorita’ locali.
A causa dei movimenti di capitali (delle imprese) non e’ detto che il paese che piu’ si impegna per finanziare l’innovazione sia anche quello che ne ricava i maggiori benefici economici, per esempio in termini di creazione di posti di lavoro e introiti fiscali.
Presumere che il sistema di tassazione sia in grado di intercettare adeguatamente la giusta quota del reddito prodotto dagli investimenti pubblici e’ tanto discutibile quanto ingenuo.

Info:
https://www.anobii.com/books/Lo_Stato_innovatore/9788858113332/01b596b6e85e38699c
https://www.pandorarivista.it/articoli/lo-stato-innovatore-di-mariana-mazzucato/
https://www.libreriavolare.it/recensioni-libri/saggistica/lo-stato-innovatore/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858113332

Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

La crisi finanziaria globale, che e’ iniziata nel 2008 e continuera’ ad avere ripercussioni in tutto il mondo ancora per anni, ha scatenato una miriade di critiche del moderno sistema capitalistico: e’ troppo “speculativo”; ricompensa i “cercatori di rendite” anziche’ i “creatori di ricchezza”; e ha consentito la rapida crescita della finanza, permettendo che gli scambi speculativi di attivita’ finanziarie fossero retribuiti più degli investimenti che portano a nuove attivita’ reali e alla creazione di posti di lavoro.
I dibattiti su una crescita non sostenibile sono diventati piu’ forti, con preoccupazioni non solo sul tasso di crescita ma anche sulla sua direzione.
Una riforma seria di questo sistema “disfunzionale” include una varieta’ di rimedi, come rendere il settore finanziario piu’ concentrato su investimenti a lungo termine; cambiare la struttura di governo delle imprese in modo che esse siano meno attente al prezzo delle azioni e ai risultati trimestrali; tassare piu’ pesantemente veloci operazioni speculative; limitare gli eccessi nelle retribuzioni degli alti dirigenti.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127841
https://www.anobii.com/books/Il_valore_di_tutto/9788858127841/01dd6d24ba48fe41d4
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Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

Sembra che alle banche commerciali sia stata a  tutti gli effetti concessa una licenza per stampare moneta, grazie alla loro abilita’ di creare denaro nel processo di prestito, e di prestarlo a tassi di interesse piu’ elevati di quelli che pagano per prenderlo a prestito.
Ma il prestito rimane una fonte rischiosa di profitto, se quelli a cui si presta non restituiscono il denaro. E poiche’ le banche possono dare in prestito solo se le famiglie o le imprese desiderano prendere a prestito, e’ una fonte di profitto estremamente prociclica, che sale e scende assieme al livello delle attivita’ d’investimento. Percio’, sin dal principio, i banchieri commerciali hanno cercato di fare di piu’ con il denaro che creavano – e con gli ulteriori fondi che ricevono dai depositanti – oltre a prestarlo ad eventuali mutuatari.
Hanno adocchiato il redditizio mondo dei mercati finanziari – la compravendita di azioni e obbligazioni, per conto dei clienti e per proprio conto – come una fonte ulteriore di profitto.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127841
https://www.anobii.com/books/Il_valore_di_tutto/9788858127841/01dd6d24ba48fe41d4
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Stato/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Lo stato innovatore – Laterza (2014)

Lo Stato non dev’essere visto soltanto come qualcosa che si «intromette», e nemmeno come qualcosa che si limita a «facilitare» la crescita economica. Lo Stato e’ un partner fondamentale del settore privato, e spesso un partner piu’ audace, disposto a prendersi rischi che le imprese non si prendono.
Non puo’ e non deve piegarsi facilmente alle pressioni di gruppi di interesse che chiedono sovvenzioni, rendite e privilegi non necessari, come ad esempio riduzioni delle tasse: deve cercare al contrario di fare in modo che questi gruppi di interesse collaborino in maniera dinamica con le istituzioni pubbliche per perseguire la crescita e il progresso tecnico […]
Quando lo Stato non e’ sicuro dei propri mezzi, e’ piu’ facile che venga «catturato» e piegato a interessi privati. Quando rinuncia ad assumere un ruolo guida, lo Stato non rappresenta piu’ un’alternativa reale al settore privato, ma un cattivo imitatore dei comportamenti di quest’ultimo. E le accuse allo Stato di essere lento e burocratico sono piu’ verosimili in quei paesi che lo confinano a un ruolo puramente «amministrativo»

Info:
https://www.anobii.com/books/Lo_Stato_innovatore/9788858113332/01b596b6e85e38699c
https://www.pandorarivista.it/articoli/lo-stato-innovatore-di-mariana-mazzucato/
https://www.libreriavolare.it/recensioni-libri/saggistica/lo-stato-innovatore/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858113332

Economia di mercato/Jacobs

Michael Jacobs, Mariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

Quando parliamo di «teoria economica ortodossa » intendiamo la visione che domina il dibattito pubblico sulla politica economica […]: il capitalismo e’ un sistema economico caratterizzato da mercati competitivi. In questi mercati, imprese controllate da privati, allo scopo di realizzare profitti per i loro azionisti, competono fra loro per fornire beni e servizi ad altre imprese e consumatori che scelgono liberamente a chi rivolgersi.
Nei singoli mercati, la teoria neoclassica (su cui si basa la visione ortodossa) sostiene che questa concorrenza produce efficienza economica, che a sua volta massimizza il benessere […] Il modello ortodosso e’ consapevole che i mercati non sempre funzionano bene e ricorre quindi al concetto di «fallimento del mercato» per spiegare perche’ a volte si hanno risultati non ottimali e come migliorarli. I mercati falliscono in diverse circostanze: quando le aziende hanno un potere monopolistico che limita la concorrenza, quando ci sono asimmetrie informative tra produttori e consumatori, quando ci sono «esternalita’» (impatti su terzi) di cui non viene tenuto conto nel prezzo di mercato e quando esistono beni pubblici e comuni di cui non e’ possibile, per i singoli produttori o consumatori, «catturare» i benefici […].
La teoria del fallimento del mercato offre pertanto una giustificazione razionale per l’intervento pubblico. Le politiche pubbliche devono cercare di «correggere» i fallimenti del mercato, per esempio promuovendo la concorrenza, imponendo di rendere piu’ accessibili le informazioni su beni e servizi, costringendo gli operatori economici a pagare le esternalita’ attraverso strumenti come le tasse sull’inquinamento, fornendo o sovvenzionando beni pubblici […]. Gli interventi pubblici, quindi, devono sempre soppesare l’obiettivo di correggere i fallimenti del mercato con il rischio di generare fallimenti dello Stato ancora più grandi.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
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Europa/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

L’Italia e’ un altro esempio di come i numeri magici [del Trattato di Maastricht] non funzionano. Per gli ultimi venti anni il deficit di bilancio dell’Italia e’ stato inferiore a quello della Germania, superando raramente il limite del 3% fissato per l’adesione all’euro. In realta’ l’Italia ha avuto un surplus di bilancio primario fin dal 1991, con la sola eccezione del 2009.
E tuttavia l’Italia ha un rapporto debito/PIL elevato e in aumento: 133% nel 2015, molto al di sopra del tetto del 60%.
Il rapporto e’ meno influenzato dal numeratore (il deficit di bilancio) che dalla mancanza d’investimenti pubblici e privati che determinano il denominatore (la crescita del PIL). Dopo tre anni consecutivi di austerita’, il PIL e’ cresciuto di solo l’1% nel 2015 (0,1% nel 2014, 0,9% nel 2016). (In effetti, gli anni dell’austerita’ sono stati responsabili di una notevole caduta nel PIL: –2,8% nel 2012, –1,7% nel 2013).
Dunque, perche’ l’economia e’ in fase di stagnazione?
La risposta e’ complicata, ma in parte e’ il risultato di scarsi investimenti in aree che aumentano il PIL, come la formazione professionale, nuova tecnologia e ricerca e sviluppo. A peggiorare le cose, una stretta prolungata nella spesa pubblica ha indebolito la domanda nell’economia italiana e fatto scendere l’incentivo a investire.

Info:
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Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

Il prezzo e’ diventato l’indicatore del valore: se una  merce e’ comprata e venduta sul mercato, deve avere un valore. Cosi’, invece di una teoria del valore che determina il prezzo, abbiamo una teoria del prezzo che determina il valore. […] L’idea che il prezzo determini il valore e che i mercati siano i piu’ bravi a determinare i prezzi ha ogni specie di nefaste conseguenze. Per riassumere, ve ne sono quattro principali.
Primo, questa teoria incoraggia coloro che estraggono valore nella finanza e in altri settori dell’economia. […] Nell’attuale modo di pensare, il trading finanziario, i prestiti rapaci, le bolle dei prezzi immobiliari aggiungono tutti valore per definizione, perche’ il prezzo determina il valore: se c’e’ un affare da concludere, c’e’ valore […] Il pensiero che il valore e’ eguale al prezzo incoraggia le societa’ a mettere al primo posto i mercati finanziari e gli azionisti, e dare il minimo possibile agli altri portatori di interessi. Si ignora cosi’ la realta’ della creazione di valore – come processo collettivo […]
Secondo, il convenzionale discorso svaluta e impaurisce gli effettivi e i potenziali creatori di valore che sono fuori dal settore privato. Non e’ facile sentirsi bene quando ti viene costantemente detto che sei spazzatura e/o parte del problema. Questa e’ spesso la situazione per la gente che lavora nel settore pubblico, siano infermiere, impiegati o insegnanti […]
Terzo, questo racconto del mercato confonde i politici. In generale, i politici di tutte gli schieramenti vogliono aiutare le loro comunita’ e il loro paese, e pensano che il modo di farlo e’ di avere maggior fiducia nei meccanismi del mercato, riducendo la politica solo a una questione di rabberciamenti marginali. La cosa importante e’ di essere considerato progressista, ma anche “business-friendly”, favorevole all’impresa. […] Non avendo una chiara visione del processo collettivo della creazione di valore, il settore pubblico viene così “catturato” – incantato da storie sulla creazione di ricchezza che hanno portato a politiche fiscali regressive che aumentano l’ineguaglianza […]
Quarto e ultimo punto, la confusione tra profitti e rendite e’ evidente nei modi in cui misuriamo la crescita stessa: il PIL. Infatti, e’ qui che il confine della produzione viene a perseguitarci di nuovo: se qualsiasi cosa che ha un prezzo e’ valore, allora la contabilita’ nazionale, per il modo in cui e’ calcolata, non sara’ capace di  distinguere la creazione di valore dalla estrazione di valore e dunque politiche che hanno per obiettivo la prima possono semplicemente portare alla seconda. Questo e’ vero non solo per l’ambiente, dove porre rimedio all’inquinamento aumentera’ certamente il PIL (per il pagamento dei servizi di pulizia), mentre un ambiente piu’ pulito non lo farebbe necessariamente (in realta’, se porta a produrre meno cose, potrebbe diminuire il PIL), ma anche, come abbiamo visto, per il mondo della finanza.

Info:
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